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La politica non ignori il malessere delle forze dell’ordine

Scontri nel centro di Roma
Scontri nel centro di Roma

Il governo e le più alte cariche dello Stato, ad eccezione del presidente Napolitano, sembrano sottovalutare il malessere profondo che pervade gli uomini e le donne in divisa: dalla polizia di Stato all’arma dei carabinieri, dalla guardia di finanza al corpo forestale, alla polizia penitenziaria. Ne abbiamo avuto esempi recenti quando, a Torino e a Genova, carabinieri e poliziotti, impegnati in ordine pubblico, si sono tolti il casco di fronte ai manifestanti. Successivamente alcune polemiche innescate per fatti accaduti durante manifestazioni hanno portato l’opinione pubblica e la politica a evidenziare più alcune mancanze dei poliziotti che le violenze dei protestatari. E questa situazione provoca malcontento e malessere fra gli interessati.

SINDACATI – Non è un caso che su questo tema si siano espressi anche i sindacati più rappresentativi della polizia. L’assemblea del Siulp a Ponte Galeria, tenutasi recentemente, è stata anche una vetrina per l’esternazione della rabbia e dell’orgoglio di chi indossa una divisa. Si è addirittura lanciata l’idea di una sorta di sciopero improprio degli operatori: al primo colpo ricevuto subito in ospedale. «Tra rabbia e senso del dovere»: è lo slogan che ha fotografato i sentimenti dei «celerini di Ponte Galeria», gli agenti di polizia del 1 reparto mobile di Roma, schierati in prima linea contro facinorosi da centro sociale e ultras violenti.

MALESSERE – Sono servitori dello Stato malpagati e poco protetti dallo Stato stesso, spesso etichettati come «il nemico pubblico», «i cattivi», spesso delegittimati dalle istituzioni che loro stessi proteggono. Si sentono «soli, abbandonati, senza alcuna tutela».
A spaventare i poliziotti, più che le bombe carta, i sassi e le sprangate degli ultras o dei manifestanti, sono i processi giudiziari. In forza al reparto mobile di Roma ci sono 750 agenti, di cui un`ottantina sono indagati o rinviati a giudizio per lesioni e falso. «Ci denuncia chiunque – raccontano -. Una volta se uno rimediava tre punti in fronte per aver partecipato agli scontri doveva rispondere in prima persona. Da qualche tempo finiscono alla sbarra sempre i poliziotti. L’avviso di garanzia è solo l’inizio del calvario: aperta l`indagine, scattano i provvedimenti disciplinari: sospensione dal servizio, stipendio decurtato e, nei casi più gravi, l’arresto. E se lo Stato è costretto a pagare, la Corte dei Conti chiede il risarcimento del danno erariale sul patrimonio personale dell’agente. Tutto ciò senza tutela legale o polizze assicurative».

MICROCAMERE – Per rimediare a questa situazione si è pensato di installare microcamere sulle divise degli agenti, a prova del loro comportamento. Gli agenti sono disponibili alla tecnologia, ma anche sfiduciati. «La Digos ha sempre tutte le immagini – si sfogano – ma in televisione finiscono solo frammenti a senso unico». Contestati durante l’assemblea la presidente della Camera, Laura Boldrini («se si vergogna di noi, perché ha 35 colleghi a farle da scorta?») e i vertici della Polizia.

SCIOPERO – Al termine della riunione l’ipotesi di sciopero è stata scartata sol perché la polizia, per il suo ordinamento, non può scioperare. In sala mensa, a Ponte Galeria, girava un foglio: «Autoconsegna Reparti Mobili, 28 maggio 2014», che però non sarà possibile. E allora qualcuno ha proposto di attuare un comportamento definito di « polizia difensiva». Si va in piazza attenti alla missione, ma soprattutto a non finire nei guai. Come? Lo spiega qualcuno: «Se prendo una sassata e finisco a terra, che mi vuoi dire? Se mi esplode una molotov a pochi centimetri, vuoi che non mi accasci al suolo? Una carica può anche finire male, con tutti gli agenti a terra». Per fortuna questo non accadrà perché le forze dell’ordine mantengono ancora senso di disciplina e del dovere. Ma a lungo andare, nel disinteresse della politica e con i processi intentati da una sollecita magistratura, potrebbe succedere. Cerchiamo di evitarlo.

cortei, Polizia, sciopero


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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