I risultati di una ricerca del sindacato pensionati Cisl

Tasse: i Comuni toscani stangano i cittadini ma non riducono le spese

di Redazione - - Cronaca, Economia

Municipi toscani

Municipi toscani

FIRENZE – Più tasse anche nei comuni toscani a causa della crisi, ma solo la metà degli enti locali si è impegnata a ridurre o riqualificare le proprie spese. È uno degli aspetti che emerge da una ricerca avviata dalla Fnp, il sindacato pensionati della Cisl, della Toscana, che ha preso in considerazione un campione di 50 comuni, 5 per ogni provincia, con l’eccezione di Firenze (7) e Prato (3), e ha indagato 4 aspetti: quanto i comuni toscani sono propensi alla trasparenza e a coinvolgere altri soggetti (es. sindacati, cittadinanza, ecc.) nell’impostazione del loro bilancio; come reperiscono e allocano le risorse; come usano le leve fiscali; quali tariffe applicano e quanto chiamano i cittadini a compartecipare al costo dei servizi a domanda individuale.

TRIBUTI – Tra il 2011 (ultimo anno di blocco delle aliquote dell’addizionale Irpef) e il 2013 la pressione tributaria nei comuni oggetto dell’indagine è passata in Toscana da 603 a 741 euro medie per abitante (+22,8%). Ma nello stesso periodo ben il 44,1% degli enti interessati non ha adottato alcuna strategia di riduzione o riqualificazione della spesa.

ALIQUOTE – Per quanto riguarda l’uso delle leve fiscali si va diffondendo la progressività nell’aliquota dell’addizionale Irpef, mentre tra i comuni ad aliquota unica il quadro è differenziato e vivere in un comune o in quello accanto può avere una differenza di costo non indifferente. Si va da un’aliquota dello 0,2 a Firenze e Pisa, allo 0,8 di Aulla, Bagno a Ripoli, Cascina, Castelnuovo Garfagnana, Follonica, Montecatini, Pistoia, San Marcello Pistoiese e Viareggio. Altrettanto variegato il quadro dei comuni che hanno previsto la progressività dell’aliquota.

IMU – Nel 2013 il 60% dei comuni ha fissato l’aliquota Imu sugli immobili al valore massimo, mentre l’imposta di soggiorno è stata introdotta dal 45,9% del campione. Ancora piu’ eterogeneo il quadro dei servizi a domanda individuale, perche’ ogni comune ha scelto autonomamente quali offrire e quanto far partecipare direttamente i cittadini alla spesa. I servizi più diffusi sono mense scolastiche (nel 96,9% dei comuni) e asili nido (90,6%). Fortissima la forbice nel costo complessivo dei servizi a domanda individuale- legato al numero di servizi offerti e alle modalità di gestione- che varia tra 11,26 euro e 240 euro. Forti differenze da comune a comune anche nell’importo medio pro capite chiesto ai cittadini per questi servizi: si va da meno di 6 a 102 euro.

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