La Soprintendenza perderà la gestione dei musei più importanti

Firenze, Uffizi Galleria dell’Accademia e Bargello: arriverà un direttore-manager

di Redazione - - Cronaca

La Galleria degli Uffizi

La Galleria degli Uffizi

FIRENZE – Direttori-manager con pieni poteri al posto dei soprintendenti per guidare i maggiori 20 musei d’Italia, dagli Uffizi alla Pinacoteca di Brera. Nuove figure professionali reclutate attraverso un concorso pubblico e provenienti, se del caso, anche dall’estero. Sono le principali novità della riforma in atto al Ministero dei beni culturali, che avrà precisi riflessi su Firenze e sulla Toscana.

A giorni il ministro Dario Franceschini porterà il testo in Consiglio dei ministri per l’approvazione di un decreto sul tema. Almeno cinque i nodi da risolvere secondo il promotore della riforma: la mancanza di integrazione tra cultura e turismo, le troppe linee di comando, il congestionamento dell’amministrazione centrale, la cronica carenza di autonomia dei musei, il ritardo nelle politiche di innovazione e formazione.

Una volta a regime, la riforma comporterà che gli Uffizi, così come la Galleria dell’Accademia dove si trova il David di Michelangelo, e il Museo nazionale del Bargello – ossia i 3 più visitati musei dei 26 di tutto il Polo fiorentino – saranno sottratti alla soprintendente Cristina Acidini, per essere gestiti direttamente dalla nuova figura di un manager reclutato ad hoc. Gli Uffizi da un direttore-manager di prima fascia; Galleria dell’Accademia e Bargello da uno di seconda fascia. A Firenze solo gli Uffizi – uno dei maggiori musei al mondo – è visitato ogni anno da quasi 5,5 milioni di turisti, per un incasso dai biglietti di 20 milioni di euro.

La riforma Franceschini, giustificata ufficialmente dai tagli alla spesa pubblica, comporta una riduzione degli uffici dirigenziali dei musei italiani di prima fascia da 30 a 24; e dei musei di seconda fascia da 198 a 167. I direttori di 20 grandi musei avranno riconosciuta la qualifica dirigenziale di prima o seconda fascia e potranno essere reclutati anche fuori dall’amministrazione pubblica. Arrivano infine i poli museali regionali, pensati per favorire la creazione di una rete tra musei statali e non, sia pubblici che privati.

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