Ma c'è un'incognita: il governo potrebbe volere un solo organismo nazionale

Lavoro, la Toscana istituisce l’agenzia regionale per il collocamento. Assorbirà gli uffici delle Province

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

Uno dei centri per l'impiego della Toscana

Uno dei centri per l’impiego della Toscana

FIRENZE – La Toscana riorganizza i servizi per l’impiego. La Giunta – seguendo forse la linea che Renzi ha impostato per l’amministrazione statale, creando uffici regionali – ha approvato una proposta di legge per modificare il testo unico della normativa in materia di istruzione, formazione e lavoro. In particolare ha istituito l’Agenzia regionale del lavoro che raccoglierà le funzioni di collocamento, servizi per l’impiego, politiche attive del lavoro che fino ad oggi erano esercitate dalle Province attraverso i centri per l’impiego e che oggi sono state attribuite alle Regioni. In attesa che la legge nazionale, il Job Act definisca le competenze in materia. Nel senso che se il governo deciderà di fare una sola agenzia nazionale per l’impiego, quelle regionali spariranno. Compresa questa, che sta nascendo ora, della Toscana. I centri per l’impiego diventeranno così strutture periferiche dell’agenzia regionale, con compiti di accoglienza e di erogazione dei servizi, in un’ottica di collaborazione fra pubblico e privato.

AGENZIA – L’agenzia regionale sarà un ente di diritto pubblico, dipendente dalla Regione, con autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, sotto la vigilanza e l’indirizzo della giunta regionale. Non avrà consiglio di amministrazione, ma solo un direttore. Vi confluiranno il personale delle Province e della Regione (circa 1.000 sono gli addetti impegnati nella gestione delle politiche del lavoro).

UFFICI TERRITORIALI _ L’Agenzia avrà uffici sul territorio che corrisponderanno agli attuali Centri per l’impiego. Questi svolgeranno funzioni di collocamento, servizi per l’impiego, gestione delle politiche attive, promozione di interventi sul territorio, si interfacceranno anche con i servizi privati. Obiettivi: l’ incontro fra domanda e offerta di lavoro, la gestione delle politiche attive (orientamento, consulenza, ricerca mirata, inserimento in apprendistato, ecc), gli interventi di prevenzione della disoccupazione, l’orientamento e l’obbligo formativo.

ASSESSORE – L’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini ha così illustrato la riforma: «Prima che l’abolizione delle Province lo rendesse indispensabile, la Toscana si era mossa per tempo per ridisegnare i servizi e renderli più efficaci e aderenti alle esigenze di lavoratori e imprese. L’ipotesi su cui abbiamo lavorato prevede un’agenzia regionale per il lavoro che sia parte integrante e snodo toscano del sistema nazionale, nonché nuovo strumento di governo dei servizi per l’impiego. Si tratta di una soluzione organizzativa oggi resa ancor più indispensabile e urgente dal nuovo assetto che abolisce le Province e che si dovrà inserire e confrontare con il processo, ancora in corso, di revisione a livello nazionale degli strumenti per il lavoro. Si tratta di una riorganizzazione in corso d’opera perché i servizi per l’impiego continuano a funzionare a pieno ritmo, messi quotidianamente a dura prova dall’impatto della crisi, cui si è aggiunto, proprio in queste settimane, il nuovo gravoso compito di accogliere e prendere in carico i ragazzi e le ragazze che chiedono di usufruire della Garanzia Giovani. (ad oggi 8587 adesioni, 4700 colloqui, 3600 patti di attivazione e quasi altrettanti profili). Per questo la Regione ha già fatto in modo di garantire le risorse per dare continuità al servizio».

RIFORME – «Tutto questo – ha aggiunto Simoncini – sarà possibile non appena saranno operative le indicazioni della riforma istituzionale della legge Del Rio e della sottoscrizione degli accordi Stato-Regioni per la sua attuazione. Soprattutto, dovremo prima sciogliere il nodo contenuto nel progetto del Job Act del Governo, che prevede la nascita di una Agenzia nazionale che assume su di sé tutte le competenze. La Toscana e le altre Regioni sono invece dell’avviso che le competenze delle politiche attive e dei servizi per il lavoro debbano rimanere regionali. Riteniamo inoltre fondamentale per perseguire l’obiettivo di un sistema di intervento uniforme sul territorio nazionale, che le competenze in materia di politiche attive, di cui la formazione è una componente fondamentale, e di gestione del mercato del lavoro rimangano riunificate nelle competenze delle Regioni quali unici soggetti istituzionali capaci di dare risposta alle diverse esigenze territoriali. Per per anni si è sostenuto infatti, che la mancata integrazione tra le politiche attive, di cui la formazione è una parte essenziale, e le funzioni di incrocio tra domanda e offerta di lavoro rappresentasse una delle cause principali dell’inefficacia del collocamento pubblico, la proposta contenuta nella legge delega ripropone nuovamente questo schema di separazione, che non trova condivisione nelle posizioni delle Regioni».
CENTRI IMPIEGO – I centri per l’impiego si sono rivelati in questi anni uno strumento importante per fronteggiare la crisi economica in atto. Basti pensare che da luglio 2009 ad oggi si sono presentati agli sportelli circa 89 mila lavoratori beneficiari di ammortizzatori in deroga. «Per questo – sostiene Simoncini – si è reso necessario potenziare e razionalizzare il servizio, rendendo più coordinato il sistema regionale e più efficaci ed omogenei gli interventi sul territorio».

DATI – Qualche dato per inquadrare i problemi che i nuovi organismi dovranno affrontare. Nel 2013 i centri per l’impiego toscani hanno effettuato 667.235 prese in carico per 290.729 lavoratori (oltre 2,3 prese in carico per ciascun lavoratore).Ai lavoratori che si sono presentati agli sportelli sono stati erogate circa 270 mila azioni di politica attiva. Fra queste azioni, quelle di incrocio domanda-offerta sono state circa 54 mila, le consulenze per la ricerca di lavoro 8 mila, i colloqui di orientamento circa 4 mila, quasi 8mila gli adempimenti per stages e tirocini in azienda. A queste si aggiungono oltre 65 mila azioni di informazione sui vari servizi. Dal luglio 2009 i Centri per l’impiego hanno preso in carico anche tutti i lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga: 86.424 negli ultimi 5 anni, ai quali sono state erogate 634 mila azioni di politica attiva, una media di circa 7 azioni a lavoratore.

Si tratta di un lavoro imponente e impegnativo. La Regione ha voluto giocare d’anticipo, prevenendo le misure che saranno contenute nel Job Act. Sembra che la nuova struttura regionale sia stata disegnata in modo tale da non aggravare il peso e l’organizzazione burocratica, della quale, soprattutto in tema di lavoro, occorre sbarazzarsi. Anche perché la loro collocazione non sarà definitiva fino a che non ci sia il riconoscimento nel Job Act. Vedremo come questo progetto reggerà alla prova dei fatti: si è cercato di assorbire competenze e personale dei vecchi centri dell’impiego delle province, e non si è operato ancora nessun avccorpamento in questo senso. Sarà probabilmente la prima esperienza a consigliare eventuali utili correzioni di rotta in tempi ragionevoli. 

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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