Il presidente del Consiglio dopo l'attracco della nave a Genova

Concordia, missione compiuta. Il grazie di Renzi: «L’Italia vince le sfide, a Piombino le navi militari»

Ore 12.16, la Concordia scortata all'ingresso del porto di Genova Prà-Voltri
Ore 12.16, la Concordia scortata all’ingresso del porto di Genova Prà-Voltri

GENOVA – Spettrale, protetta dal sarcofago dei cassoni indispensabili per farla stare a galla, la Costa Concordia è attraccata in banchina al porto di Genova Prà-Voltri attorno alle 14 di oggi, domenica 27 luglio. Dopo 4 giorni, 4 notti e 190 miglia nautiche si è concluso senza grossi problemi e senza sversamenti inquinanti in mare il lungo, lento, funereo, viaggio dall’Isola del Giglio, dove il gigante – grande due volte il Titanic – aveva fatto naufragio alle 21.42 del 13 gennaio 2012.

RENZI – «Quello di oggi non è un giorno a lieto fine – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, giunto sulla banchina a fine mattinata – perché si chiude una vicenda che ha portato alla morte di 33 persone». Nella vicenda della Concordia «l’errore è stato dell’Italia e questo sarà definito in sede penale» ma «ciò che è stato fatto ora» con il recupero del relitto «non era mai stato fatto prima». «Abbiamo dimostrato di poter essere reattivi e attrattivi per gli investimenti internazionali» ha aggiunto il premier, che ha ringraziato «tutti i servitori dello Stato», in particolare Franco Gabrielli e la Protezione civile, ma anche tutti i tecnici e gli ingegneri «che hanno studiato una soluzione inedita».

PIOMBINO – «Il porto di Piombino non era assolutamente in grado di accogliere la Concordia» ha poi precisato Matteo Renzi «ma non lo abbandoneremo: smantellerà due navi militari». Piombino, dove la crisi economica si è fatta molto pesante a causa delle difficoltà delle acciaierie Lucchini, aveva sperato invano nella possibilità di smaltire la Concordia, salvo il fatto che la Regione Toscana era riuscita a intavolare una serrata trattativa anche per ottenere una riqualificazione delle acciaierie e fare della città portuale costiera il luogo di destinazione, se non della Concordia, delle navi militari ormai desuete che devono essere demolite. Soddisfatto il presidente della Toscana, Enrico Rossi: «Le dichiarazioni del premier confermano la volontà di adempiere all’accordo di programma firmato qualche mese fa sul rilancio di Piombino».

POLEMICHE – Una coda polemica nella giornata di oggi è arrivata dal Capo della Protezione civile Franco Gabrielli: «La mia più grande amarezza in questi due anni e mezzo è stata che qualcuno con compiti di responsabilità, quindi con grande irresponsabilità, abbia potuto adombrare che la mia azione si rifacesse a un interesse particolare. Non lo consentirò a nessuno, sono infamità. Appartengo alla categoria dei funzionari pubblici, il mio valore è l’onestà». Tra coloro che più duramente hanno criticato l’azione di Gabrielli durante i due anni e mezzo necessari al recupero della Concordia naufragata, c’è il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Molto aspri, ancora nel giorno della partenza di Concordia dal Giglio, il 23 luglio, gli scontri verbali fra il prefetto e il governatore. Rossi, pur apprezzando il lavoro di tecnici e ingegneri che hanno portato via la Concordia dal Giglio, ha contestato il ruolo di Costa e dello stesso Gabrielli: «Non condivido la scelta di Genova (come porto di destinazione finale, ndr.) e non capisco perché il Governo e la Protezione civile se la siano fatta imporre da un privato» aveva duramente attaccato, il giorno della partenza dal Giglio. Velenosa la replica di Gabrielli: «A Genova faremo i conti» aveva detto, a stretto giro di posta. Oggi il capo della Protezione civile è tornato all’attacco. La sfida tra i duellanti sembra infinita.

 

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Domenico Coviello

Giornalista

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