Il premier mette in campo le grandi riforme

Renzi, governo: il programma dei mille giorni per cambiare l’Italia

di Paolo Padoin - - Economia, Politica, Primo piano

Bruxelles, secondo giorno summit UEROMA – Dopo il successo del week end europeo, il premier Matteo Renzi si è rituffato nelle vicende italiane annunciando per l’ennesima volta il suo programma e le sue scadenze e affidandosi anche al controllo e ai consigli del popolo italiano: “Ci sono mille giorni da qui a fine maggio 2017. In questi mille giorni le proposte che abbiamo fatto troveranno concretizzazione o meno”. Ha esordito così il premier presentando il sito passodopopasso.italia.it con il quale si potrà verificare l’operato del governo per i prossimi 1000 giorni. “Abbiamo fatto tanto ma non ci basta. Abbiamo fame di riforme” ha sottolineato Renzi. Piccola osservazione: anche a Firenze, quando diventò sindaco, il premier aveva fissato una scadenza. Non  temporale, ma in cose da fare: fece l’elenco di cento luoghi. Rimasti per lo più incompiuti.

1000 GIORNI – Il programma: «Il countdown dei mille giorni e la verificabilità dei risultati è la grande rivoluzione della politica italiana: quando sei accusato di “annuncite”, malattia tipica di una parte del ceto politico, noi rispondiamo con un elenco di date alle quali siamo autocostretti».

UE – «La partita della rilevanza italiana in Ue non si esaurisce» nella collocazione di una «bandierina sulla poltrona, ma si tratta di imporre» una nuova «strategia all’Europa, e questa imposizione è un obiettivo di tutti i Paesi». E sull’eventuale rimpasto puntualizza: «Un ministro ragionevolmente lascerà questo governo il 25 o 26 ottobre dopo il voto del Parlamento Europeo. Da un paio di giorni prima inizieremo a pensarci. Fino ad allora Federica Mogherini è il ministro degli Esteri. Continuiamo a lavorare con Federica che sarà con me ed il ministro Pinotti, giovedì e venerdì in Galles per il vertice della Nato».

80 EURO – In merito agli 80 euro il premier ribadisce che «sono una scommessa politica che può piacere o meno, ma sono la più grande riduzione di tasse mai fatta e di aiuto al ceto medio. Si potevano dare ad altri? noi riteniamo che si debbano dare al ceto medio per aiutare i salari dei lavoratori». E aggiunge: «Cercheremo di allargare il bonus», senza però creare «false aspettative».

LAVORO – In merito alla riforma del lavoro «il problema non è l’articolo 18, non lo è mai stato e non lo sarà». L’articolo 18 «riguarda tremila persone in Italia ma è caratterizzato da anni e anni come l’unico problema delle tematiche giuslavoristiche», aggiunge il premier. E aggiunge: «Con la delega sul lavoro «riscriviamo lo statuto dei lavoratori, cambiamo gli ammortizzatori sociali, il che vuol dire guardare la luna anziché il dito. Il contratto a tutele crescenti è uno strumento su cui credo ci possa essere un’ampia maggioranza in ambito parlamentare».

Per arrivare al traguardo «guardiamo negli occhi tutti, ma non guardiamo in faccia nessuno. Se l’Italia deve cambiare, nessuno può chiamarsi fuori. Nessuno può tirarsi indietro. Vale per tutti i settori», aveva scritto stamattina il premier sul sito dedicato ai “mille giorni”. «I mille giorni sono occasione» per «dimostrare che le riforme si possono fare». Bisogna «cambiare alla radice, a partire dalle nostre istituzioni: dobbiamo giocare all’attacco, non in difesa. Scegliere il coraggio, non la paura». Renzi indica come «orizzonte» un’Italia «libera dalle pastoie burocratiche e dal potere di rendita dei soliti noti» e «che finalmente fa le riforme, dopo averle ossessivamente discusse (e rinviate) per anni».
E, infine, come suo solito, ha riassunto i concetti in un tweet:
Il sito http://t.co/p5c1lKamaZ è il diario di bordo dei #millegiorni Sarà arricchito quotidianamente. Domani agricoltura, mercoledì scuola
— Matteo Renzi (@matteorenzi) 1 Settembre 2014
Bene. Non ci resta che seguire l’evoluzione del progetto sul sito dedicato ai cittadini, sperando che il termine dei mille giorni, più volte annunciato e che parte solo oggi, sia rispettato e che le riforme necessarie siano realizzate. E  non facciano la fine dei cento luoghi fiorentini.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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