Straordinari protagonisti capaci di sconfiggere politici sapientini e potenti sapientoni

Premio Nobel,Hong Kong, Genova: il trionfo dei 17enni coraggiosi e non violenti

di Domenico Coviello - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Adolescenti Angeli del fango a Genova

Adolescenti Angeli del fango a Genova

Questa volta non sono saliti sul tetto del mondo per trionfi sportivi (un oro olimpico, un record planetario, un gol in nazionale) mai facili ma comunque più alla portata della loro età e della loro energia. Questa volta gli under 18 hanno imposto un’altra forza fresca: l’intelligenza e la fede in qualcosa di nuovo, pulito e giusto.  La voglia di libertà, di democrazia e di ricostruzione laddove politici sapientini e parrucconi sapientoni sono rimasti immobili e impotenti.

Oslo-Genova-Hong Kong. Un triangolo magico mentre l’anno in corso volge al termine. Tre città per una stessa generazione che comincia a emergere e ha qualcosa da dire: i ragazzi di 17 anni. O giù di lì.

A Oslo venerdì 10 ottobre è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2014 a Malala Yousafzai, 17 anni, pakistana, eroina della lotta per l’istruzione delle bambine e dei bambini, costretti in buona parte del mondo a lavorare, senza poter giocare né studiare. O, più semplicemente, ridotti in schiavitù e sfruttati i tutti i modi possibili per farci sopra i soldi. Nessuno aveva mai vinto il Premio Nobel per la Pace a 17 anni. Due anni fa Malala fu ferita alla testa: volevano farla fuori. «Hanno sparato anche ai miei amici – ha raccontato Malala nel suo discorso all’Onu del 2013 -. Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci».

A Genova, dopo il tragico nubifragio del 9 ottobre, sono centinaia i volontari che stanno spalando il fango da strade, case, negozi. Consapevoli che l’allerta meteo resta alta. Molti di loro sono ragazzi genovesi di 15, 16, 17 anni. Maschi e femmine. Si sono mobilitati da soli, come a Firenze dopo l’alluvione. Li chiamano già Angeli del fango, proprio come quelli del ’66. Su Twitter l’hastagh #Angelidelfango è molto battuto. Ed è una corsa da parte degli adulti, politici, giornalisti e cittadini comuni, a beatificarli per via digitale. Loro però Twitter l’hanno messo momentaneamente da parte. E sono scesi in strada con una maglietta bianca e la scritta «Non c’è fango che tenga». Davanti alle telecamere di RaiNews 24, sorridono, hanno la luce negli occhi, sembrano liberati dentro. Perché «siamo qui per noi e per la città», «si dà una mano», «prima si lavora, poi ci si arrabbia».

A Hong Kong in queste ore sta riprendendo vigore la protesta degli studenti contro il regime di Pechino e contro l’amministratore della regione autonoma, CY Leung, per chiedere democrazia. A capo della protesta non violenta, la cosiddetta rivoluzione degli ombrelli, c’è Joshua Wong, 17 anni, già arrestato e poi scarcerato. Joshua compirà 18 anni lunedì 13 ottobre. «Io non sono un leader – ha detto -. Migliaia di ragazzi di Hong Kong sono come me. È questo l’incubo del potere di Pechino».

Dietro Malala ci sono migliaia di ragazze che chiedono istruzione e diritti. Con Joshua migliaia di ragazzi che lottano contro la dittatura. Accanto ai nuovi Angeli del fango una città intera, Genova, che si rialza da sola. Non solo «destinati alla precarietà», dunque, i ragazzi di oggi. Non solo «sempre connessi con lo smarthphone». Non solo «bulli e immaturi». Ci sono fatti che provano il contrario in buona parte del mondo, a cominciare dall’Italia.

Joshua Wong alla testa di un corteo studentesco a Hong Kong

Joshua Wong alla testa di un corteo studentesco a Hong Kong

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Domenico Coviello

Domenico Coviello

Giornalista

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