L'accusa: ostacolo all'esercizio delle autorità di vigilanza

Montepaschi, derivato «Alexandria»: Giuseppe Mussari condannato a tre anni e mezzo di reclusione

di Redazione - - Cronaca, Economia

Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari

FIRENZE – Tre anni e sei mesi di condanna per l’ex
presidente di Banca Mps Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale
Antonio Vigni e l’ex direttore dell’area finanza Gianluca Baldassarri: è questa la sentenza emessa oggi dal Tribunale di Siena nei confronti dei tre imputati accusati di ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza, cioè la Banca d’Italia, in relazione all’occultamento del contratto stipulato da Mps (il “mandate agreement”) con la banca giapponese Nomura per la ristrutturazione del derivato ‘Alexandria’.. Per il pm «Mussari è l’attore e il regista di questo film drammatico, che aveva come sceneggiatore dei silenzi Gianluca Baldassarri e aiuto regista Antonio Vigni».

Con la sentenza di oggi è arrivato a conclusione il primo processo
dell’inchiesta sullo scandalo Mps ed è una ‘costola’ del filone
principale d’indagine sull’acquisizione di Banca Antonveneta, nel
frattempo trasferita per competenza al Tribunale di Milano, dove i
fascicoli sono ancora aperti. I restanti processi, dunque, saranno
celebrati a Milano.
Il processo era iniziato a Siena il 26 settembre 2013, dopo che nel giugno precedente il Gip aveva accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dai pm della Procura di Siena titolari  dell’inchiesta (Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso). L’accusa ha sempre sostenuto che i tre imputati hanno nascosto agli ispettori della Banca d’Italia e agli organismi interni di Mps il ‘mandate agreement’ perché erano consapevoli che l’operazione sarebbe stato un disastro per Rocca Salimbeni.

Mussari, Vigni e Baldassarri sono considerati colpevoli di aver nascosto nella cassaforte personale dell’ex direttore generale della Banca a Rocca Salimbeni il ‘mandate agreement’, ovvero il contratto, che fissava i termini della ristrutturazione di ‘Alexandria’ con Nomura, in modo da evitare di iscrivere nel bilancio 2009 la perdita del derivato, poi costata alla nuova gestione della banca circa 500 milioni di euro. Un contratto che contribuì a creare il ‘buco’ nei conti della banca senese, indebitatasi oltre misura per l’acquisizione di Banca Antonveneta. Il contratto occultato venne ritrovato solo nell’ottobre 2012 dall’attuale amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, nella cassaforte che era nell’ufficio privato di Vigni e subito fu consegnato ai magistrati senesi.
Gli avvocati degli imputati – Tullio Padovani e Fabio Pisillo per Mussari, Franco Coppi e Enrico De Martino per Vigni e Filippo Dinacci
e Stefano Cipriani per Baldassarri – hanno sempre sostenuto che all’interno della banca si sapeva dell’esistenza del ‘mandate agreement’ e che questo documento non era un segreto neppure per gli ispettori della Banca d’Italia. Per questo motivi gli avvocati difensori durante il dibattimento in aula hanno chiesto ai giudici l’assoluzione con formula piena per tutti e tre gli imputati.

Subito dopo il verdetto i difensori hanno preannunciato che faranno appello.

Tag:, ,

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.