Prato: il maresciallo Giangrande è tornato a casa, dimesso per la seconda volta dall’ospedale di Imola

PRATO – «Tutto bene, siamo finalmente a casa!». Rapido ma efficace l’annuncio di Martina, la figlia del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Giangrande, rientrato oggi pomeriggio nella sua casa di Prato. Il militare dell’Arma, rimasto ferito il 28 aprile 2013 dai colpi di pistola sparati da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi, era ricoverato dal 5 febbraio scorso presso la struttura di Montecatone vicino a Imola. Era al suo secondo ricovero dopo una parentesi di un mese passata a casa per Natale. Oggi l’ultima – e tutti sperano definitiva – dimissione dall’ospedale dell’Emilia Romagna dove ha trascorso un lungo periodo di riabilitazione.
Il sottufficiale, in forza presso il 6° Battaglione Toscana di Firenze, abita a Prato con la figlia, dopo la perdita della moglie. Era in servizio di ordine pubblico davanti a Palazzo Chigi, proprio nel giorno del giuramento del governo presieduto da Enrico Letta.
È stato lo stesso istituto di Montecatone a dare oggi la buona notizia: il maresciallo ha «completamente superato la fase di instabilità clinica – si legge in una nota – ed ha raggiunto le condizioni per poter rientrare a domicilio dove, con la collaborazione dei servizi sanitari del territorio di residenza, è previsto che possa seguire un percorso riabilitativo di minore intensità».
«Abbiamo concordato con il maresciallo e con la famiglia che, a tre mesi dalla dimissione – ha detto il direttore dell’unità spinale dell’Istituto, Jacopo Bonavita – si possa programmare presso Montecatone una visita di controllo». I medici si dichiarano molto fiduciosi che Giangrande possa «affrontare la quotidianità in tutta sicurezza». Giangrande si è avvicinato alla dimissione «con un atteggiamento molto positivo – conclude Bonavita – con una forte consapevolezza del percorso fatto e degli obiettivi raggiunti, pur nell’ambito di una disabilità». Come noto infatti il maresciallo Giangrande, miracolosamente sopravvissuto alla sparatoria, dopo mesi di totale mancanza di autosufficienza, vive cosciente ma da tetraplegico su una sedia a rotelle.
