Tasse: dal 2016 una stangata da 842 euro a famiglia se non verranno raggiunti gli obiettivi della legge di stabilità

Renzi e Padoan
Renzi e Padoan

Come ha rilevato più volte Firenzepost, la legge di stabilità prevede clausole di salvaguardia nel caso in cui – ipotesi nemmeno tanto remota secondo la Ue – non venissero raggiunti gli obiettivi fissati dalla stessa legge . Nel 2018 l’Iva potrà aumentare sino al 25.5% e le accise sui carburanti dovranno garantire maggiori entrate per 700 milioni di euro l’anno. In particolare, gli aumenti IVA, per le aliquote massime,  sono previsti in tre step: dal 22 al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 ed al 25,5% nel 2018.

Le clausole di salvaguardia sono destinate a scattare automaticamente. Solo se non verranno raggiunti determinati obiettivi di bilancio e di spending review. Ovvero, solo nel caso che il 2015 si chiuda senza aver ottenuto risparmi sufficienti ai saldi di bilancio. Fa parte del gioco, secondo le regole Ue previste dal fiscal compact: il deficit pubblico non deve superare il 3% e, a scanso di equivoci, l’Esecutivo deve poter garantire la capacità di un gettito extra.

Le notizie poco rassicuranti che negli ultimi giorni sono venute dalla Ue e le clausole di salvaguardia in agguato hanno fatto scattare l’allarme fra le associazioni, tanto che Federconsumatori e Confcommercio si sono affrettate a fare due conti, nel caso in cui non si trovassero le coperture necessarie. E gli scenari delineati sono a dir poco inquietanti.

CONSUMATORI  – L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato una stangata pari a 842 euro a famiglia. Secondo i conti effettuati, la spesa maggiore sarebbe di 266 euro con il passaggio dell’IVA dal 10% al 13% e di 461,18 euro in più per il passaggio dal 22% al 25,5%.
Un aumento di 28 euro sarebbe inoltre dovuto alle ricadute dirette dovute all’incremento delle accise sui carburanti (a regime) ed altri 87 euro alle ricadute indirette per l’aumento dell’IVA su gas, elettricità + accise sui carburanti (che incidono su costi di produzione e costi di trasporto) a regime.

CONFCOMMERCIO – L’Ufficio studi di Confcommercio lancia un allarme ancora più preoccupante: l’incremento dell’Iva potrebbe determinare un crollo dei consumi delle famiglie italiane per 65 miliardi di euro nel triennio 2016-2018. L’incremento dell’imposta andrebbe a colpire la maggior parte dei beni e dei servizi, rivelandosi un’arma a doppio taglio: pur avendo come obiettivo l’aumento del gettito nelle casse dello Stato, rischia di contrarre ulteriormente i consumi degli italiani. I cittadini subirebbero un rincaro dei prezzi stimato nel 2018 pari al 2,5 per cento più alta rispetto al 2015, con un conseguente calo dei consumi, contrazione del reddito e un’ulteriore riduzione dell’occupazione.

PROSPETTIVE – Speriamo che queste previsioni non si avverino e che Renzi, oltre che prendere a male parole gli organi comunitari, disputare con la Camusso e con Landini, rilasciare interviste televisive chilometriche a giornalisti che graffiano poco, si decida a far sì che le sue mille promesse vengano mantenute almeno in parte. E soprattutto intervenga con riforme sul vero nodo della situazione italiana, i costi della politica e la situazione delle banche. Il Wall Street Journal ha fatto un esame critico delle nostre banche, giungendo alla conclusione  i nostri istituti sono soffocati da debiti e prestiti: questi ultimi sono pari al 53% del Pil, più di Francia e Germania. I prestiti bancari, inoltre rappresentano il 40% delle passività finanziarie complessive. E poi c’è il problema della governance, il “governo” delle banche, altro quasi-unicum italiano: in generale sono controllate da fondazioni, da enti proni agli interessi politici locali. Si pensi, per esempio, a Mps. Le riforme annunciate e agognate dal premier, tipo quella del senato e della legge elettorale, non contribuiranno in alcun modo a riparare questa situazione. E l’Italia continuerà ad essere il fanalino di coda della Ue.

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