Financial Times e Moody’s: le riforme di Renzi sono a rischio bocciatura da parte di Bruxelles

Matteo renzi
Matteo Renzi

ROMA – La stampa e l’opinione pubblica europea e internazionale avevano accolto con favore l’avvento di un uomo nuovo al Governo dell’Italia e ne avevano seguito con simpatia e attenzione le prime dichiarazioni e la volontà di riformare il Bel Paese. Ma presto anche all’estero si sono accorti che forse non è tutt’oro quel che riluce e che ai grandi proclami, alle proposte e ai piani di mille giorni non sono seguiti ancora molti fatti concreti. C’è chi pensa che l’UE finirà per bocciare l’azione del governo italiano. E dunque, anche in relazione all’esito delle recenti elezioni regionali, nelle quali ha trionfato l’astensione, anche giornali e società di rating hanno espresso giudizi piuttosto negativi sull’azione di Renzi e del suo Governo.

FINANCIAL TIMES. All’inizio dell’anno Matteo Renzi era agli occhi del Financial Times ‘la migliore speranza per l’Italia’. Da allora, però, di acqua ne è passata parecchia sotto i ponti. Renzi premier è stato accolto prima con fiducia, poi con diffidenza dal quotidiano della City, che lo ha anche bacchettato per la strategia e per il Jobs Act e infine ne ha messo in dubbio la tenuta politica di fronte al perdurare della crisi. In un articolo recente, a firma James Politi,  sulle elezioni regionali in Italia, il quotidiano britannico mette l’accento sui rischi per le riforme derivanti dall’esito delle consultazioni in Calabria ed Emilia Romagna. Segnalando la ripresa della Lega Nord e il netto calo della partecipazione alle elezioni regionali italiane, che indicano una crescente insoddisfazione degli elettori italiani nei confronti dei piani di riforma del premier Matteo Renzi. E’ vero, dice il giornalista, che il PD ha vinto in Emilia-Romagna e Calabria, tuttavia i risultati hanno sollevato domande importanti sul reale sostegno al governo Renzi.

GOVERNO – L’articolo prosegue ripercorrendo l’evoluzione del Governo Renzi e parlando addirittura di colpo di Stato tra partiti. «Da quando ha assunto il controllo del governo italiano lo scorso febbraio a seguito di un colpo di stato tra partiti, il signor Renzi, 39 anni, ex sindaco di Firenze, ha beneficiato di alti indici di gradimento che si sono tradotti in un enorme vantaggio alle elezioni di maggio per il Parlamento Europeo» . Il giornalista analizza poi i dati dell’affluenza in Emilia-Romagna affermando che il crollo è stato incredibile. Si è passati dal 70% di votanti alle europee al 38% di domenica, in una regione da sempre appassionata e roccaforte della sinistra. Un segnale di forte apatia e indifferenza.  E quest’atteggiamento, che pare diffuso, metterebbe in pericolo, a lungo andare, l’azione riformatrice del Governo.

MOODY’S. Anche Moody’s, ma non è una novità, bacchetta l’Italia e il suo premier. «I governi della ‘periferia’ dell’Eurozona hanno fatto molto ma i piani di consolidamento di bilancio e riforme restano incompleti, specialmente in Italia». Secondo l’agenzia di rating le minori ambizioni riformatrici di Italia e Francia minacciano la crescita futura e lasciano i Paesi più vulnerabili ai mercati. «L’Italia è uno dei Paesi dell’Eurozona più esposti a un potenziale cambiamento nei flussi finanziari, nonostante la Bce, dato un fabbisogno lordo di finanziamento del debito stimato a circa il 29% del Pil nel 2015». Secondo Moody’s il crescente successo di partiti populisti, antieuropei e contrari alle riforme potrebbe spingere i partiti al governo a ridurre l’ampiezza, la profondità e la velocità delle riforme e del risanamento di bilancio.

Non sono proprio viatici positivi per l’azione e la credibilità di Matteo Renzi non soltanto in Italia, ma soprattutto in Europa in quest’ultimo stralcio di Presidenza del Consiglio europeo. Diciamolo francamente, l’influenza del rottamatore in Europa, nonostante i suoi proclami e la faccia feroce, non si è proprio sentita.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

Commento

  • Come detto in un precedente commento, le chiacchere non fanno farina,
    la cui produzione, in questi mesi di premierato è stata così intensa che si sarebbero potute sfornare molte tonnellate di panettoni e pandoro, se ci fosse stato modo di materializzarla.
    Andiamo avanti così, che a noi italiani ci sta anche bene.

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