Davanti al tribunale di Grosseto nuovo monologo dell'ex comandante

Concordia, Schettino: «Sulla nave? Io primo, dopo Dio… Avevo paura che i passeggeri si tuffassero in mare»

di Domenico Coviello - - Cronaca

L'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino

L’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino

GROSSETO – Seconda giornata, oggi 3 dicembre, di deposizioni in aula per l’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. «Dissi di mettere le scialuppe a mare per indorare la pillola. Era una mia insistenza psicologica, un mio pensiero determinante, che avevo in quel momento. Non volevo dire né all’equipaggio né ai passeggeri le parole ‘abbandonare la nave’, una frase che avrebbe aumentato la tensione». Così Schettino ha risposto all’interrogatorio del pubblico ministero Alessandro Leopizzi. Il magistrato gli aveva chiesto perché non espresse mai in modo esplicito l’ordine di abbandono della nave.

Schettino ha anche detto che «dire ‘Abbandonare la nave’ è una frase che lascia spazio a una libera interpretazione, anche ora non so come avrebbe potuto essere interpretata, considerato pure che a bordo c’erano persone di diverse nazionalità». «Temevo il panico – ha ribadito – e che la gente si gettasse in mare aperto». Schettino ha anche detto che «i 600 croceristi saliti a Civitavecchia ancora non erano stati addestrati», col breve corso previsto per i passeggeri a bordo, per renderli edotti delle misure da osservare in caso di emergenze.

«Schettino – gli ha domandato ancora il pm, affrontando il tema del ritardato allarme ai passeggeri -, perché non dette subito l’emergenza generale?». «Volevo far arrivare la nave più possibile sotto l’isola, altrimenti se avessimo dato i 7 fischi brevi e uno lungo, con le vibrazioni che c’erano state, la gente si sarebbe buttata in acqua» quando Concordia scarrocciava in alto mare dopo l’urto. Per Schettino sulla nave «io, come comandante, sono il primo dopo di Dio».

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Domenico Coviello

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