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Commercio: lo scontrino fiscale si può rottamare. Ma a costo zero

Introdotto tra i provvedimenti  annunciati dal nuovo Direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi per impostare una vera lotta all’evasione fiscale nel nostro Paese vi è, a quanto sembra, anche la rottamazione dello scontrino fiscale e la sua sostituzione con nuovi ed innovativi strumenti di pagamento tracciabili. Una rivoluzione copernicana, dunque, con l’uso solo “preventivo” degli studi di settore, l’abolizione totale del cartaceo, ed una sorta di fisco 2.0 in cui tutto sarà delegato alla completa tracciabilità dei pagamenti. Addio multe salate per mancata emissione dello scontrino, fine dei blitz della Guardia di Finanza a Ferragosto e Natale, tutti in soffitta i registratori di cassa introdotti ormai quasi 30 anni fa dall’allora Ministro delle Finanze Bruno Visentini, come riportano le cronache dell’epoca, in un mare di polemiche e proteste diffuse.

Tutti sanno che ai commercianti lo scontrino fiscale è sempre rimasto indigesto, per tutta una serie di motivi noti a chi conosce la storia del nostro paese; ma, negli ultimi anni, con l’introduzione degli studi di settore, a questa sorta di avversione “ideologica” si è anche sommata la consapevolezza di uno strumento ormai desueto, anacronistico, superato, nei fatti, dall’evoluzione del mondo.

Tutti ricordiamo le parole del Premier Matteo Renzi quando, alcuni giorni fa, in risposta alle pesanti critiche della CGIL sul JOB ACTS ha sentenziato che difendere l’art.18 è un po’ “come mettere il gettone nell’IPhone”. Ecco, diciamo che la similitudine del gettone telefonico di Renzi si applica esattamente al “nostro” scontrino: uno strumento “vintage” e non più al passo con i tempi.

Un marchingegno che, tra l’altro non ha mai risolto il problema dell’evasione fiscale e che certo non può farlo oggi, nell’epoca degli smartphone, del commercio elettronico, dei “nativi digitali”. Ecco perché diciamo si alle nuove tecnologie ed alla possibilità della tracciabilità elettronica, ecco perché non ci frapporremo alle proposte che vanno celermente in questa direzione. C’è però una conditio sine qua non: la rivoluzione del fisco in formato digitale non può avvenire, come fatto in altri casi, anche recenti, (si veda per esempio l’introduzione obbligo Pos..) con costi, anche significativi, che vanno a ricadere completamente sulle spalle dei piccoli imprenditori.

Questo, anche data la nota situazione economica e congiunturale che il nostro Paese sta attraversando, non è proprio possibile: nel “pacchetto fisco” allo studio del Governo si inseriscano anche incentivi ed esenzioni fiscali che rendano i nuovi provvedimenti di tracciabilità elettronica a costo zero per le nostre imprese!

 

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Nico Gronchi

Presidente Confesercenti Toscana

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