Quando le campane cominciarono a suonare da sole

Terremoti a Firenze: la grande paura del 18 maggio 1895

di Redazione - - Cronaca

La prima pagina del giornale fiorentino Fieramosca

La prima pagina del giornale fiorentino Fieramosca

FIRENZE – Fu grande la paura a Firenze per il «grande terremoto» stimato di magnitudo tra 7 e 8, avvenuto alle 20.55 del 18 maggio 1895. Era un sabato sera e la gente fu presa di sorpresa mentre era nelle osterie, a teatro, nelle taverne o a casa a cenare.

Un’attenta descrizione del sisma fu data dal giornale fiorentino «Fieramosca» uscito nell’edizione del lunedì 20 maggio. Fu un fortissimo boato come un’esplosione: in città cominciarono a suonare le campane di alcune chiese, caddero oggetti e suppellettili ovunque, camini e porzioni di tetti, tegole dai tetti e calcinacci. Dovunque nuvole di polvere.

I danni furono molto estesi, ma fortunatamente non gravissimi. Più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d’arte in essi conservate: piccoli crolli interessarono Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi, lesioni rilevanti si aprirono nel Palazzo Medici Riccardi, nel Palazzo Strozzi, nelle volte dei porticati di Piazza SS. Annunziata e dell’allora Piazza Cavour, oggi piazza della Libertà.

Secondo quanto riportato in alcuni studi pubblicati in occasione nel centenario del terremoto e ripresi nel sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Palazzo Vecchio durante la scossa fu visto oscillare «come un pendolo», ma rimase illeso. Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, si aprirono numerose crepe nelle volte e una catena che univa gli archi laterali della navata centrale si spezzò. Dalla Cupola del Brunelleschi caddero intonaci e stuccature e la croce posta sulla cuspide della lanterna si piegò verso nord.

Molto peggio andò invece a diverse località nella zona posta immediatamente a sud di Firenze: i danni più gravi, infatti, furono registrati nell’area collinare estesa tra Sant’Andrea in Percussina, l’Impruneta, Grassina e Bagno a Ripoli, a ridosso dei rilievi del Chianti. Nella Certosa del Galluzzo crollò l’intero lato nord-occidentale del Chiostro Grande, distruggendo sedici preziose opere Robbiane che ornavano gli archi del porticato. Nell’abitato del Galluzzo, inoltre, crollarono alcuni edifici e diverse persone rimasero senza casa. Crolli e gravi danni si ebbero anche a Tavarnuzze, Impruneta, Sant’Andrea in Percussina, Croce a Varliano, Osteria Nuova, Pozzolatico e ai Falciani.

Questo terremoto dette inizio a un periodo sismico che si protrasse per circa 13 mesi, fino al giugno del 1896, e fu caratterizzato da una cinquantina di repliche.

Leggi qui la prima pagina del giornale Fieramosca del 20 maggio 1895.

 

 

 

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