L'omelia del cardinale della mattina di Natale

Betori: «Sbagliato accumulare denaro senza pensare al lavoro. E ai poveri non basta l’elemosina»

di Redazione - - Cronaca

Il cardinale Giuseppe Betori

Il cardinale Giuseppe Betori

FIRENZE – Dopo l’omelia della notte di Natale, dedicata alla politica e all’economia che provocano disuguaglianze e ingiustizia, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, seguendo il solco tracciato da Papa Bergoglio, ha dedicato l’omelia della mattina di Natale alla povertà e a una concezione dell’economia sbagliata, puntata solo sull’accumulo di denaro e incurante delle prospettive del lavoro, soprattutto per i giovani. FirenzePost ne pubblica un ampio stralcio:

«Tra le tessere, e altre, che compongono il mosaico del volto di un umanesimo radicato in Cristo, voglio qui sottolinearne due in particolare. La prima riguarda il problema della deriva a cui è stata condotta la nostra società a causa di una concezione dell’economia legata al prevalere della dimensione finanziaria. Quando l’accumulo del denaro diventa fine a se stesso; anzi, quando si pensa che il denaro possa essere frutto del denaro stesso e non del produrre beni e dello scambiarli, chi ne soffre sono soprattutto quegli imprenditori e quei lavoratori che credono ancora che solo intraprendere, essere creativi e lavorare siano alla base della crescita e dello sviluppo di un popolo. La promozione del lavoro e la salvaguardia dei lavoratori e delle prospettive di lavoro per i giovani sono elementi essenziali di una società che voglia dirsi giusta e voglia ridurre la diffusione della povertà.

​E al tema della povertà lego la seconda riflessione. I poveri non possono essere soltanto destinatari di gesti pur lodevoli e necessari di soccorso e solidarietà. Se ne ha ampia testimonianza in questi giorni natalizi e dobbiamo rallegraci che l’anima generosa della nostra città non si sia spenta, pur in tempi di crisi. Ma tutto questo non basta, non incide sulle radici della piaga della povertà, sempre crescente. Occorrono interventi organici, specialmente in tema di offerta di un tetto, ma anche di reinserimento in processi di valorizzazione delle persone e di utilità sociale. Si tocca qui il tema dell’inclusione sociale, non a caso posto in evidenza da Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium. Fin quando i poveri sono considerati solo come destinatari di beneficenza, restano sempre e soltanto un peso sociale. C’è bisogno di ripensare l’approccio alle povertà in termini di recupero della dimensione umana e valoriale delle persone e delle famiglie che ora sono ai margini della società.

​Il Natale è buona notizia «che annuncia la salvezza» (Is 52,7), ha ricordato il profeta Isaia, è orizzonte di novità nella storia umana, «perché il Signore ha consolato il suo popolo» (Is 52,9). E se l’evangelista Giovanni, con disincantato realismo denuncia come la venuta del Figlio di Dio ha generato rifiuto, perché «il mondo non lo ha riconosciuto», lo stesso evangelista afferma anche che «a quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,10.12). Accogliere nella fede il Bambino di Betlemme ci fa più uomini e quindi più partecipi della natura divina. Non possiamo chiuderci a questo progetto di vita. È questo il buon Natale».

 

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