Indagine dei Carabinieri di Grassina

Firenze, spaccio di droga: denunciati 18 studenti, quasi la metà minorenni

di Redazione - - Cronaca

Studenti davanti a una scuola

Studenti davanti a una scuola

FIRENZE – Partita a settembre dall’arresto di un giovane di 19 anni per spaccio di droga, un’indagine dei carabinieri di Grassina ha portato alla denuncia di 18 studenti, quasi la metà minori, per il reato specifico di spaccio di hashish e marijuana, e quasi 50 quelli segnalati amministrativamente al Prefetto di Firenze come consumatori abituali.

Quella costruita dai giovanissimi spacciatori non era però una rete coordinata e ben organizzata, perché ciascuno si muoveva in maniera autonoma, cedendo la droga ai propri amici e conoscenti, che fossero compagni di scuola, di sport o conoscenti per qualunque altro motivo. Le modalità, invece, erano pressoché identiche per tutti: messaggi via WhatsApp e Facebook per accordarsi su luogo e tempo della vendita e nomi in codice per chiamare la droga (mi porti 2 cd…).

Non è nemmeno mancato, nonostante la giovane età dei denunciati (che sono sia italiani che stranieri), chi si muoveva con toni più minacciosi nei confronti degli acquirenti, diffidando dal fare credito e chiedendo energicamente il compenso per la droga. Le cessioni dello stupefacente avvenivano prima di andare a scuola (quando non la saltavano), oppure nel pomeriggio, e solitamente nelle abitazioni dei ragazzini che, profittando dell’assenza dei genitori, che erano fuori per lavoro.

Nei 4 mesi d’indagine, secondo i Carabinieri di Grassina, sono state stimate circa 500 occasioni di cessione di stupefacenti, per un totale di circa 2 kg tra hashish e marijuana, e un valore complessivo di svariate migliaia di euro. Preziosa, dicono gli inquirenti, la collaborazione dell’Istituto Scolastico Superiore «Volta-Gobbetti» di Bagno a Ripoli,  che ha permesso «un proficuo svolgimento delle indagini da parte degli uomini dell’Arma, non solo al fine di mantenere un ambiente scolastico pulito e inserito in una perfetta legalità, ma soprattutto per impedire che i propri alunni potessero continuare a venir raggiunti dagli spacciatori, finendo così anch’essi nel tunnel della droga».

 

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