Sono ancora molti gli adempimenti non realizzati

Province e città metropolitane, riforma abortita. I dipendenti temono per il posto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Graziano Delrio

Graziano Delrio

Dopo gli scioperi, partiti dalla Toscana, dei dipendenti che hanno interessato tutte le province, è opportuno fare il punto sullo stato delle riforma (per ora abortita) delle città metropolitane e delle nuove Province cha prende il nome da Delrio.

CITTÀ METROPOLITANE – Il primo gennaio hanno debuttato virtualmente otto super-Comuni sui dieci previsti; mancano ancora Reggio Calabria (il cui decollo era già previsto slittasse) e Venezia, al momento commissariata dopo il coinvolgimento dell’ex sindaco, Giorgio Orsoni, nello scandalo Mose. Comunque anche per il funzionamento effettivo degli altri mancano ancora molti pezzi, anzi quasi tutto. In primo luogo Governo e Regioni non hanno ancora risolto la questione del personale: si deve stabilire infatti quali effettivi andranno alle città metropolitane, quali alle regioni, perché gli altri saranno messi in mobilità. Ma prima di questa ricognizione è necessario chiarire il nodo delle competenze. Quali restano alle Province e quali passano a Stato e Regioni, perché a questa distribuzione è legato evidentemente il destino del relativo personale.

STABILITÀ – Intanto, la legge di stabilita ha fissato però alcuni punti fermi: il taglio di un miliardo di euro e un preciso cronoprogramma in base al quale a partire dal 1 aprile (non è un pesce) parte del personale dovrà migrare verso altre amministrazioni.

UPI – Secondo le rilevazioni dell’Unione province italiane (Upi), per quanto riguarda gli enti a statuto ordinario (le Regioni speciali seguono percorsi propri), otto – Toscana, Marche, Emilia Romagna, Basilicata, Umbria, Calabria, Molise e Campania – non hanno adottato alcun atto legislativo per ripartire le funzioni residuali delle Province. La Toscana provvederà a presentare la proposta lunedì prossimo 19 gennaio., che dovrà poi essere approvata.  Altre sette amministrazioni – Lazio, Abruzzo, Puglia, Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto – hanno già approvato delibere di giunta, impegnandosi a presentare proposte di legge sulla distribuzione delle competenze. Ma nel frattempo, entro il 2014, avrebbero dovuto essere modificati gli statuti delle Province e predisposti ex novo quelli delle città metropolitane. A tutt’oggi, però, sono inadempienti tre città metropolitane (Napoli, Torino e Bari) e un buon numero di Province.

SCADENZE – La manovra di fine anno inoltre impone agli enti riformati di ridurre la spesa per il personale: del 50% quella delle Province, del 30% quella delle città metropolitane. In attesa che Regioni, province e città metropolitane si muovano è già cominciato il cont-down per l’attuazione del programma imposto dalla legge di stabilità. Entro fine marzo va, infatti, individuato il personale che resta nelle Province e nelle città metropolitane e quello da mettere in mobilità, procedura quest’ultima che si aprirà dal primo aprile. Operazione che, però, presuppone che si sappia dove sistemare i dipendenti in mobilità. Per questo Regioni e Comuni dovrebbero effettuare una ricognizione degli eventuali posti da coprire con gli organici di troppo degli enti riformati. E lo stesso dovrebbe fare la Funzione pubblica con le altre amministrazioni centrali e periferiche a livello nazionale, in modo da capire quali spazi esistono per le ricollocazioni.

Si tratta a ben vedere di un quadro con molte ombre e poche luci, un bilancio finora negativo anche per questa prima grande riorganizzazione della nostra amministrazione che Renzi aveva vantato come una riforma epocale. Per questo i dipendenti delle province continuano la loro mobilitazione, tanto che a Torino addirittura alcuni hanno iniziato lo sciopero della fame. Speriamo che nel 2015 si provveda a tappe forzate, ma sono molte i provvedimenti abbozzati che debbono essere realizzate in concreto. Per comprendere meglio quanto ancora manchi da fare in questo settore riprendiamo un utile scadenzario pubblicato sul Sole 24 Ore: si tratta dei tempi della riforma dettati dalle norme istitutive e dalla legge di stabilità:

1 GENNAIO 2015 – Partono le città metropolitane di Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Roma. Per province e città metropolitane scattano una serie di divieti, tra i quali accendere mutui, effettuare spese di pubblicità e rappresentanza o per convegni e mostre; attribuire incarichi di studio e consulenza. A decorrere da tale data gli organici di province e città metropolitane avrebbero dovuto essere rideterminati tenendo conto che la spesa per il personale si riduce del 50% nelle prime e del 30% nelle seconde.

2 MARZO 2015 – Entro tale data vanno definite le procedure di mobilità del personale di province e città metropolitane.

31 MARZO 2015 – Entro tale data va individuato il personale che resta nelle province e nelle città metropolitane e quello che entra in mobilità.

1 APRILE 2015 – Si apre la mobilità: regioni ed enti locali con posti disponibili devono, in via prioritaria, attingere al personale di province e città metropolitane. La Funzione pubblica deve effettuare una ricognizione dei posti scoperti presso le altre amministrazioni statali,le agenzie, le università e gli enti pubblici non economici, così da destinarvi il personale in mobilità di province e città metropolitane, che in via prioritaria viene ricollocato presso gli uffici giudiziali.

30 GENNAIO 2017 – Entro tale data province e città metropolitane definiscono, in accordo con i sindacati, criteri e tempi di utilizzo part-time del personale che al 31 dicembre 2016 risulti ancora da ricollocare.

30 APRILE 2017- Scattano i due anni durante i quali il personale di province e città metropolitane ancora da ricollocare viene utilizzato part-time.

Come si può notare debbono essere ancora realizzati molti adempimenti, alcuni dei quali sono indispensabili per la ricollocazione del personale, che sta protestando quasi dappertutto. Anche se gli ultimi provvedimenti del governo hanno concesso un po’ più di respiro per la collocazione dei dipendenti in mobilità. Ma vista l’efficienza del nostro apparato politico-burocratico locale non ci meraviglieremmo se molte di queste scadenze saranno inevase.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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