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BCE, 1000 miliardi per l’Europa: le opportunità per cittadini e imprese

Mario Draghi
Mario Draghi

Anche nel recente vertice italo-tedesco di Firenze uno dei temi fondamentali discussi da Angela Merkel e Matteo Renzi è stato quello dell’operazione condotta ieri, 22 gennaio, dalla Bce, con l’iniezione di quasi 1100 miliardi di euro per rilanciare l’economia. La Banca centrale ha sostanzialmente deluso i falchi della finanza tedesca da sempre contrari a iniezioni di liquidità nel mercato, cosa che invece viene realizzata con l’operazione Qe (quantitative easing). Il Qe, “alleggerimento quantitativo”, è una manovra che mira all’acquisto da parte della Bce di obbligazioni (titoli di Stato ma non solo) di vario tipo dalle banche, che in cambio avrebbero denaro fresco. Una manovra mirata a immettere nuovo denaro nell’economia europea, incentivare i prestiti bancari verso le imprese e far crescere l’inflazione – oggi pericolosamente bassa – verso il 2 per cento.

Ma quali sono gli auspicabili (ma non garantiti) effetti di questa decisione sulla nostra vita quotidiana. In teoria: mutui a buon mercato e banche più disponibili a prestare denaro a famiglie e imprese; listini azionari europei di nuovo al centro degli investimenti internazionali con conseguente rialzo delle quotazioni; tassi di interesse e rendimenti obbligazionari bassi. Imprese, aziende che esportano, commercianti, lavoratori, pensionati, piccoli risparmiatori, proprietari di case, Stato: ecco (in teoria) chi ci guadagna e chi ci perde dalla decisione della Bce di acquistare titoli pubblici.

Ma ecco la situazione punto per punto:

TASSI DEI MUTUI : I tassi sono già ai minimi storici. L’Euribor (il tasso interbancario che fa da base per i mutui variabili) è finito addirittura a zero sulla scadenza mensile. I migliori variabili  sono offerti sotto il 2%, i fissi sotto il 3,5%: non è escluso che le banche decidano di mettere un limite ai variabili per impedire discese eccessive. È vero che dovrebbero diventare più generose sul fronte delle risorse da destinare ai mutui. Ma gli spread (le maggiorazioni applicate ai tassi di mercato pari oggi al 2% circa) scenderanno ancora solo per i clienti migliori, quelli più solvibili.

BTP: Negli ultimi tre anni le emissioni pubbliche italiane sono state fonte di guadagni notevoli. Ora gli spazi di riduzione degli spread e di discesa dei rendimenti son ristretti. Il Btp decennale rende l’1,6% (chiusura di ieri), le emissioni brevi poco più di zero. Per guadagnare con le obbligazioni bisogna allungare la scadenza, alzare la posta del rischio emittente, accettare la diversificazione valutaria. Tutte mosse possibili, che però comportano un certo grado di rischio, diverso da quello che ci si è presi quando i Bot rendevano l’8% e lo spread era a 570 punti (9 novembre 2011).

LAVORATORI PRIVATI : Il superamento dello stato di deflazione-crisi, quella che abbiamo sofferto negli ultimi cinque anni, con il conseguente rilancio dei consumi migliorerebbe le prospettive dell’economia, creando anche possibilità di lavoro. Un aumento controllato dell’inflazione assicurerebbe salari più ricchi, mentre una prospettiva di lunga deflazione tende a penalizzarli. Il miglioramento dei conti pubblici dovrebbe arrestare ulteriori incrementi fiscali; di contro, però, un’inflazione più alta più in là nel tempo avrà riflessi su tariffe regolate (come quelle delle autostrade) e canoni di affitto delle abitazioni per effetto degli adeguamenti annuali Istat.

PENSIONATI : I poveri pensionati potrebbero risultare sacrificati anche da questa nuova prospettiva di iniezione di liquidità. Questa categoria infatti rischia di beneficiare di meno degli effetti positivi delle misure della Bce finendo però per pagarne il costo più alto in termini di canoni, utenze ed aumento dei beni di prima necessità per effetto della ripresa dell’inflazione.

FAMIGLIE: A fronte di un lieve aumento dei prezzi, se l’inflazione dell’Eurozona verrà riportata effettivamente al 2% le famiglie italiane beneficeranno del miglioramento delle condizioni del credito, pagando di meno mutui e prestiti, ma soprattutto (una volta eliminate le aspettative circa una ulteriore riduzione dei prezzi) dovrebbero tornare a consumare di più contribuendo alla ripresa dell’economia. I valori delle abitazioni potrebbero tornare a crescere per effetto dei maggiori investimenti dirottati su questo settore.

PICCOLI RISPARMIATORI: I piccoli risparmiatori, che ovviamente per effetto del calo dei tassi si orienteranno sempre di meno verso i titoli pubblici, beneficeranno dell’aumento delle quotazioni azionarie su cui inevitabilmente si riverserà una quota significativa di liquidità che viene messa in circolo dalla Bce.

LE IMPRESE : Le imprese italiane dovrebbero aspettarsi tre tipi di vantaggi:

1) la ripresa dell’economia dovrebbe contribuire ad invertire la spirale di riduzione consumi e far ripartire la produzione. Commercio e imprese manifatturiere dovrebbero essere i settori maggiormente avvantaggiati. 2) la ripresa dell’economia europea farà aumentare la domanda di beni e quindi avrà un impatto positivo anche sulle nostre esportazioni. Che in più beneficeranno di un ulteriore indebolimento del cambio dell’euro. 3) le migliori condizioni di accesso al credito, con tassi di interesse più bassi e maggiori risorse messe a disposizione dalle banche favoriranno le imprese.

LO STATO: Anche lo Stato trarrà rilevanti benefici, in quanto risparmierà diversi miliardi di euro sul costo del debito pubblico. La riduzione dei tassi di interesse avrà infatti un impatto significativo sui 460 miliardi di euro di nuove emissioni di titoli previste nel corso del 2015.

E questo vorrà dire che, se pubblica amministrazione, regioni, enti locali, istituzioni pubbliche in genere non moltiplicheranno le spese, vanificando in concreto questi benefici, anche gli italiani dovrebbero avere un ulteriore ritorno  in termini, se non di una riduzione di tasse, almeno della certezza che queste non aumentino ancora per soddisfare il moloch insaziabile dei costi della politica, che il Governo ancora non è riuscito a ridurre.

Bce, manovra, vantaggi

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