Lo rivelano le intercettazioni riportate nelle carte del gip

Tav Firenze: dalle ordinanze spuntano regali degli arrestati al ministro Lupi ( un vestito a lui, Rolex d’oro al figlio) e una raccomandazione per il viceministro Nencini

di Redazione - - Cronaca, Economia

L'inchiesta Tav a Firenze

L’inchiesta Tav a Firenze

FIRENZE – La lettura del testo completo dell’ordinanza del giudice di Firenze in merito agli arresti e alle inchieste sulle Grandi opere riserva sorprese. Nella vicenda sono citati il Ministro alle infrastrutture e trasporti dell’attuale Governo, Maurizio Lupi, destinatario di un abito di sartoria, suo figlio Luca, che avrebbe avuto regali e sarebbe stato assunto dal Perotti, uno degli arrestati, e il sottosegretario Riccardo Nencini, la cui nomina, secondo un colloquio intercettato fra Lupi e Incalza, sarebbe dovuta alla segnalazione dello stesso Incalza. Ma leggiamo insieme stralci del testo del documento giudiziario, come riportati dall’Ansa.

LUPI – «Un vestito sartoriale per il ministro Maurizio Lupi e un Rolex da 10mila euro al figlio, in occasione della laurea. Sono alcuni dei regali che gli arrestati avrebbero fatto al ministro delle Infrastrutture e ai suoi familiari, secondo quanto si legge nell’ordinanza del giudice di Firenze. A regalare il vestito al ministro sarebbe stato Franco Cavallo, uno dei quattro arrestati oggi che secondo gli inquirenti aveva uno “stretto legame” con Lupi tanto da dare “favori al ministro e ai suoi familiari”. “Da una telefonata del 22 febbraio 2014 – si legge nell’ordinanza – emerge che Vincenzo Barbato”, un sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero, “sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi”. Al figlio Luca, invece, sarebbe stato regalato un orologio. “Va segnalato – scrive il giudice – il regalo fatto dai coniugi Perotti al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: trattasi di un orologio Rolex del valore di 10.350 euro che Stefano Perotti fa pervenire a Luca Lupi tramite Franco Cavallo”. Il gip annota che il 21 ottobre 2014, uno degli indagati, Giulio Burchi, “racconta anche al dirigente Anas, ing. Massimo Averardi, che Stefano Perotti ha assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi”. Segue l’intercettazione: “Ho visto Perotti l’altro giorno, tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più. Perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, glieli hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?”».

FIGLIO – «Poi, il primo luglio 2014, sempre Burchi a Averardi: “il nostro Perottubus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco”, ha vinto “anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita”. “Perotti – continua il gip – nell’ambito della commessa Eni, stipulerà un contratto con Giorgio Mor, affidandogli l’incarico di coordinatore del lavoro che, a sua volta, nominerà quale ‘persona fissa in cantiere’ Luca Lupi” per 2 mila euro al mese.» Il Ministro ha diramato una nota di smentita: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”.

NENCINI – Infine «il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini sarebbe stato nominato grazie a una presunta “sponsorizzazione” di Incalza. E’ quanto emerge da una telefonata tra Lupi e lo stesso Incalza riportata nell’ordinanza di custodia cautelare come esempio dello “strettissimo legame” tra i due e dell'”influenza” del funzionario sul ministro. La telefonata è del 17 febbraio 2014 e a chiamare è Lupi: “dopo che tu hai dato…hai coperto…hai dato la sponsorizzazione per Nencini…l’abbiamo fatto viceministro”».

Questo, e non è poco, quanto emerge dall’ordinanza che ha portato all’arresto di quattro persone. Silenzio totale sulla vicenda, finora, del premier Matteo Renzi. Eppure i fatti riguardano direttamente la ‘sua’ Firenze e due membri del suo Governo.

Aggiornamento del 17.3: In una successiva intervista il Ministro Lupi dichiara: “questo è il limite delle intercettazioni che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro”.

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