Politica: Renzi lancia un grido di dolore, sono senza stipendio, ho rinunciato a tutto
Una specie di sequel involontariamente comico del famoso romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774 (I dolori del giovane Werther) inonda, in queste ore, i media e i social. Sono i dolori del giovane Renzi, rimasto senza stipendio dopo aver lasciato la poltrona di Palazzo Chigi. In effetti, sembra proprio che il Pd non preveda alcun compenso per i membri della segreteria e per il segretario nazionale, anche se probabilmente il partito non lascerà sul lastrico il suo segretario. Che da oggi si aggiunge ai 4 milioni di italiani poveri, visto che gli sarà difficile mantenere i tre figli. Tanto che Firenzepost sarebbe tentata di lanciare una sottoscrizione sul web per contribuire al mantenimento della famigliola del premier. Ci siamo già autotassati per 1 euro ciascuno.
Come primo ministro, Renzi ha ricevuto l’indennità prevista per chi ricopre incarichi di governo senza essere un parlamentare, equiparata dalla legge a quella di un deputato «al netto degli oneri previdenziali e assistenziali» e senza gli altri extra concessi agli onorevoli. Perciò lo stipendio di Renzi come presidente del Consiglio è stato di 114.797 euro l’anno.
Finora non era mai capitato che un premier dimissionario non fosse anche parlamentare (Mario Monti ebbe come paracadute addirittura la nomina a senatore a vita, grazie alla generosa iniziativa di Re Giorgio Napolitano), e neppure è mai successo che il leader del Pd non fosse anche un deputato (Veltroni, Franceschini, Bersani e Epifani erano tutti onorevoli).
Dunque sembra proprio che Renzi si ritrovi adesso senza alcuna indennità, giacché l’unica carica che gli resta, quella appunto di leader del Partito Democratico, è a titolo gratuito. Lo ha scritto di suo pugno nelle dichiarazioni patrimoniali obbligatorie per i membri dell’esecutivo, dove si legge: «il sottoscritto Matteo Renzi dichiara di avere la carica di segretario presso il Partito Democratico e di non percepire alcun compenso per tale incarico».
Comprensibili, dunque, le lamentele. Non è giusto che un premier che per tre anni si è speso con tanta dedizione per risolvere i problemi dell’Italia sia ora costretto a tirare la cinghia e a contare solo sul magro stipendio da insegnante della signora Agnese e, forse, su qualche aiuto del padre, che risulterebbe imprenditore.
La realtà, naturalmente, è diversa: Renzi non è un quarantenne disoccupato, ma il segretario nazionale del partito egemone che continua a governare l’Italia. Ha ripetuto chiaramente che vuol tornare presto a Palazzo Chigi e il piagnisteo notturno da Pontassieve ci è sembrata una sceneggiata nella quale il premier ha rivestito i panni del «disoccupato» che tiene famiglia. Una parte perfino offensiva nei confronti dei disoccupati veri, quelli che, sul serio, non sanno come tirare a campare. E ai quali lui, nei suoi 1000 giorni di governo, non ha certo risolto i problemi.
