Editoria: i gestori di siti internet sono responsabili di commenti diffamatori inseriti dai propri lettori

ROMA – La Corte di Cassazione ha emesso, alla fine dell’anno 2016, un’importante sentenza che modifica la giurisprudenza precedente e rischia di mettere nei guai i gestori di siti internet. Infatti, giudicando del caso di un sito internet che ospitava un commento di un lettore, ritenuto diffamatorio nei confronti del presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio, la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 54946 del 27 dicembre 2016, ha stabilito che i siti sono responsabili per i commenti dei lettori e ha quindi condannato il gestore del sito che ospitava il commento.
Il sito in questione è Agenziacalcio.it e i fatti risalgono al 2009, quando un lettore lasciava un commento diffamatorio sul forum del sito. Gli insulti erano rivolti al presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio Carlo Tavecchio, che veniva definito emerito farabutto e pregiudicato doc. Agenziacalcio.it era stato assolto in primo grado di giudizio e condannato in secondo. La condanna viene adesso confermata dalla Corte di Cassazione, che si era già espressa in modo simile nel 2014 a proposito del sito web Nuovocandore.it. Il gestore del sito adesso condannato dovrà pagare 60 mila euro a Tavecchio, per concorso in diffamazione.
Secondo la Cassazione il gestore doveva sapere dell’esistenza del commento perché notificato dal suo stesso autore tramite un’email. Agenziacalcio.it sostiene invece di esserne venuto a conoscenza solamente nel momento in cui la polizia ha notificato il sequestro del sito.
Una sentenza molto importante per i gestori di siti web, che dovranno rivedere le loro politiche a livello di amministrazione dei commenti dei lettori, e che apre differenti tipi di scenari anche in ottica social network: Facebook è interessato da questa decisione? I gestori dei siti avranno la possibilità di verificare ciascun commento e cancellare quelli inappropriati o preferiranno rinunciare alle sezioni che prevedono l’interazione con i lettori? Come noto, è ricorrente che le sezioni con commenti dei lettori finiscano per accogliere insulti, espressioni diffamatorie e considerazioni al di sopra delle righe, spesso nei confronti di personaggi di dominio pubblico.
D’altra parte la Cassazione non ha orientamento univoco e stavolta si è espressa in senso opposto al caso del novembre 2016 quando aveva assolto il sito Cartellopoli, condannato invece in primo grado a nove mesi di carcere per istigazione a delinquere in merito ad alcuni commenti anonimi.
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