Nuova iniziativa dopo la sentenza della Corte Suprema

Washington: nuovo bando antiislam di Trump e nuove polemiche. Si annunciano altri ricorsi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

WASHINGTON – Singolare il nuovo bando antiislam dell’amministrazione Trump. Colpisce i fratellastri, ma non i nipoti, i generi e nuore, ma non i cognati, e nemmeno nonni, zii, cugini e fidanzati. L’America di Donald Trump ridefinisce a suo modo la nozione di famiglia allargata col muslim ban, il bando temporaneo anti terrorismo dei cittadini di sei Paesi islamici e di tutti i rifugiati, resuscitato parzialmente dalla Corte suprema in attesa di una pronuncia di merito in ottobre, dopo le bocciature di varie corti federali.

Il provvedimento, che entra in vigore oggi, ha già suscitato nuove polemiche proprio sull’arbitrarietà delle linee guida trasmesse dal Dipartimento di Stato ad ambasciate e consolati Usa nel mondo, con il rischio di nuove battaglie legali. Tutto ruota intorno ad una frase della Corte suprema, secondo cui il bando non si può applicare a chi possa rivendicare in maniera credibile una relazione autentica (bona fide) con una persona o un’entità negli Usa, ossia un rapporto famigliare, di lavoro o di studio. Il ministero degli Esteri ha interpretato quel bona fide in modo restrittivo, esentando dal bando solo i componenti della close family, la famiglia ristretta.

Appare discutibile però discriminare tra generi e cognati o escludere figure familiari forti come i nonni. I difensori dei diritti umani sono sul piede di guerra. Le prime notizie suggeriscono che il governo può tentare unilateralmente di allargare l’obiettivo del bando, ad esempio rifiutando arbitrariamente di trattare certe categorie di relazioni familiari come bona fide, e questo preoccupa, ha commentato Omar Jadwat, responsabile per i diritti degli immigrati presso l’American Civil Liberties Union (Aclu), una delle principali organizzazioni Usa per la difesa dei diritti civili. Amnesty International ed altri gruppi di attivisti hanno promesso di monitorare la situazione nei principali aeroporti americani, tra cui il Jfk di New York e il Dulles di Washington.

Gli Usa intanto potenziano le misure anti-terrorismo anche sui voli da e per gli Stati Uniti: per ora hanno congelato l’ipotesi di estendere il divieto di laptop e tablet in cabina ma hanno rafforzato i controlli dei passeggeri, dei loro apparecchi elettronici, dei velivoli e delle aree passeggeri. Misure che riguardano 105 Paesi, 280 aeroporti e 180 compagnie aeree, per un totale di 2100 voli e 325 mila passeggeri al giorno. Le compagnie hanno 120 giorni di tempo per adeguarsi, altrimenti rischiano il bando di tutte le apparecchiature elettroniche in cabina.

L’America di Trump si prepara inoltre ad un nuovo giro di vite contro gli immigrati illegali, votando domani al Congresso due leggi. La prima è quella che sospende i finanziamenti federali alle città santuario, ossia le circa 300 città Usa (da San Francisco a Ny) che offrono protezione ai clandestini. La seconda, la Kate’s law – dal nome di una giovane uccisa da un pregiudicato irregolare ed espulso cinque volte – aumenta le pene per gli stranieri cacciati che ritornano negli Stati Uniti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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