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Migranti: l’Italia uscirà dalla missione europea Triton se gli altri paesi non apriranno i porti

II bilancio negativo del vertice di Tallinn è stato riconosciuto perfino dal ministro Minniti, che ha minacciato (si fa per dire) i colleghi degli altri paesi europei, affermando: «Non dovete lasciare sola l’Italia. Perché se ci lasciate soli saremo costretti a decisioni unilaterali».

VIMINALE – Il Viminale perciò, anche per non perdere completamente la faccia, pensa a un’azione rappresentativa, più di facciata che di sostanza, a qualcosa di eclatante, che abbia come obiettivo la rimozione di quel blocco compatto sulla chiusura dei porti di Spagna, Francia, Germania, Olanda, Belgio. Le iniziative possibili verranno concordate con Palazzo Chigi: e si studiano strade legali, escamotage che non ci facciano compiere altri passi falsi, per non incorrere in qualche procedura di infrazione. E’ urgente però, in vista dell’incontro che il nostro paese avrà la prossima settimana a Varsavia con i responsabili di Frontex, procedere alla svelta. Un incontro chiesto nei giorni scorsi dall’Italia per «discutere con fermezza» sulla revisione di Triton, l’operazione di controllo delle frontiere sul mar Mediterraneo.

FRONTEX – Qualora anche da Frontex arrivasse un no alla possibilità di far sbarcare i migranti in altri porti europei si ipotizza l’eventualità di minacciare un’uscita del nostro paese da Triton, e questo vorrebbe dire che l’operazione è finita e che si ritorna ai vecchi sistemi di soccorso, quando il mare era controllato solo da Marina militare e Guardia costiera. Meglio soli che male accompagnati. Non credo che quest’uscita porterà ad alcun risultato, anche perché così l’Europa si libererà del fardello di una missione costosa, lasciando tutte le incombenze e i controlli a noi. Come dice un proverbio veneto, peggio il tacon del buso.

ONG – Sul fronte Ong, le navi che battono bandiera straniera e fanno soccorsi in mare, l’Europa ha affidato all’Italia la realizzazione del Codice di condotta che le imbarcazioni dovranno seguire se vogliono navigare liberamente. Se i mercantili umanitari non saranno in regola con gli standard europei stabiliti, rimarranno fuori dai porti. Accesso negato, blocco dell’imbarcazione con il suo carico di migranti, oppure controlli a tappeto una volta in porto, in modo da costringerli a rimanere fermi per giorni. Occorre un iontervento deciso perché dal 2014 ad oggi la presenza di queste navi è aumentata in maniera enorme, così come la loro vicinanza alla costa libica, ridotta finoa due miglia marine.

CODICE – Il codice sarà al centro dell’incontro in programma il 13 luglio a Roma, tra le organizzazioni e la Guardia Costiera, mentre altri due appuntamenti importanti sulla questione libica sono previsti per la prossima settimana: Minniti sarà aTripoli, e il 24 luglio a Tunisi con il gruppo di contatto Europa-Africa settentrionale.

DIRETTIVA – In queste ore, poi, in ambiente governativo sta circolando con insistenza la possibilità di recuperare una vecchia direttiva, la numero 55 del 2001 che promuove sforzi e condivisione tra gli Stati nel caso di emergenza migratorie. Un’assistenza temporanea che garantirebbe un permesso di soggiorno di sei mesi per fini umanitari, dando così la possibilità all’immigrato di circolare liberamente per l’Europa. La direttiva era stata già applicata da Roberto Marroni quando era ministro dell’Interno. Riguardava l’ondata di flussi provenienti dalla Tunisia, ma è subito scattata la reazione dell’Ue, con una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese. Le prospettive non sono dunque incoraggianti e, se si vuol risolvere il problema, occorrerà ricorrere a misure drastiche, ma risolutive (come fanno gli altri paesi) e bloccare anche i nostri porti all’arrivo della navi umanitarie. Se dobbiamo far da noi, come ci sarebbe convenuto da tempo, per fronteggiare l’invasione dei migranti, almeno troviamo mezzi di combattimento efficaci, senza ululare vanamente alla luna come tanti coyote.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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