In attesa delle decisioni del Governo

Pensioni: innalzamento dell’età a 67 anni, i calcoli della Ragioneria dello Stato

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

ROMA – Mentre la politica discute, dibatte, letica, i tecnici dello Stato fanno i conti per capire quali sarebbero gli effetti dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67  anni, come ipotizzato da ambienti del Governo, richiesto da Boeri e discusso dai sindacati. Sulla questione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita dei requisiti pensionistici il governo ha detto di voler attendere l’autunno per verificare i valori demografici dell’Istat, in base ai quali dovrebbe scattare nel 2019 il passaggio a 67 anni dell’età della vecchiaia (dagli attuali 66 e 7 mesi) e l’aggiornamento sempre di cinque mesi degli altri requisiti.

​Un articolo del Messaggero, a firma Luca Cifoni, anticipa l’analisi degli organismi tecnici dello Stato, secondo la quale  il salto in avanti pare delineato e la possibilità che siano i numeri a impedirlo – pur esistendo – non è molto concreta. Infatti i dati provvisori Istat parlano di un avanzamento della speranza di vita pari ad almeno lo 0,4 per cento nel triennio 2013-2016 (quello rilevante) nonostante la momentanea retromarcia del 2015. Proiettando la percentuale sull’anno, ovvero moltiplicando per 12, i mesi in più sono appunto cinque.

​Di questa situazione prende atto la Ragioneria generale dello Stato nell’anticipazione del suo annuale Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico. Nel 2019 l’età della vecchiaia (vedi tabella sotto) è stimata appunto a 67 anni, salvo revisioni da parte dell’istituto di statistica.

A questo punto la partita è essenzialmente politica e per il governo aspettare l’autunno equivale essenzialmente a prendere tempo. Il decreto di adeguamento dei requisiti deve essere fatto in via amministrativa entro l’anno, senza margini di discrezionalità. Per evitarlo servirebbe una legge, ma l’esecutivo dovrà valutare se assumersi la responsabilità di innestare la marcia indietro sulle riforme di questi anni e di tornare ad affidare alla mediazione politico-elettorale di breve periodo le regole del sistema previdenziale.

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