Le macerie sono ancora per terra, poche attività hanno ripreso

Terremoto Amatrice: a un anno dal disastro ben poco è stato fatto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

AMATRICE – Tra poche ore sarà un anno esatto da quando un improvviso boato squarciò il silenzio di una notte come tante altre. Erano le 3.36 del 24 agosto 2016, la prima forte scossa ha avuto una magnitudo di 6.0 , con epicentro situato lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP). Due potenti repliche il 26 ottobre 2016 con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra i comuni della Provincia di Macerata di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Il 30 ottobre 2016 è stata registrata la scossa più forte, di magnitudo momento 6,5 con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in Provincia di Perugia.
I comuni più vicini all’epicentro, Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto, vennero gravemente danneggiati dal terremoto, con crolli diffusi. Sotto le macerie rimasero 299 vittime, i cui corpi vennero recuperati nei giorni a seguire grazie all’enorme lavoro di Vigili del Fuoco e volontari della Protezione Civile accorsi da tutta l’Italia. Dalle macerie vennero estratte vive oltre duecento persone.
Il terremoto venne avvertito nettamente in tutta l’Italia centrale, dove furono in moltissimi a svegliarsi nel cuore della notte, da Roma a Firenze, da Perugia a Pescara. Secondo i dati raccolti dall’INGV con il questionario hai Sentito il Terremoto, il sisma venne nettamente avvertito anche nel Nord e nel Sud, da Verona a Napoli.
Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. divenuto un po’ il simbolo del terremoto del 24 agosto, afferma, in un’intervista concessa al Tempo. “Ce la faremo.Quello che accadde un anno fa fu un terremoto materiale, ma anche umano. Non credo di sbagliare nel dire che per chi è sopravvissuto si può parlare di una seconda vita. Per tanti, purtroppo, senza alcuni cari. La solidarietà ci ha aiutato, ci ha fatto resistere quando tutto andava giù, anche il nostro morale. Voglio dire grazie a chi è venuto qui, a chi ci ha inviato aiuti economici o beni di consumo, a chi ci è stato vicino con un gesto o anche solo con una parola. Se ci siamo ancora lo dobbiamo a loro e a un’Italia che quando serve sa superare tutte le barriere ed unirsi per dare una mano a chi ne ha bisogno”. Purtroppo però anche le macerie ci sono ancora (solo il 10% è stato rimosso), in tutto il territorio colpito, la ricostruzione è ancora un’illusione, soltanto 60 le casette consegnate dopo un anno, falimentare l’opera del Commissario Vasco Errani, adesso in scadenza d’incarico, e del capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, dimessosi per non meglio precisate ragioni personali. Su queste doppie dimissioni si è scatenata ovviamente la polemica.
Il 2 agosto Mattarella ha fatto l’ultima visita ufficiale nella zona e ha affermato: «Occorre procedere rapidamente per far tornare non solo Amatrice ma anche gli altri borghi che ho visto alla condizione in cui erano prima – ha proseguito il Capo dello Stato – i passi in avanti che riscontro sono incoraggianti, ma non cancellano nulla quello che occorre e che manca, le lacune che ancora ci sono, e quello che c’è ancora da fare». Sulla vicenda relativa alla rimozione delle macerie, Mattarella ha precisato: «La Regione Lazio ha fatto molto anche sulla rimozione delle macerie. Le macerie pubbliche sono state tolte perchè è stato più facile, non dovendo chiedere il consenso ai privati. Ora si è fatto un grande affidamento dei lavori per rimuovere tutte le macerie, e anche questo segnerà un importante passo in avanti. Bisogna poi concentrarsi sulla ricostruzione». Mattarella ha cercato, giustamente, d’incoraggiare le persone, ma la situazione è ancora tragica. Rimpiangiamo i tempi non dico di Zamberletti, ma anche di Bertolaso.

Amatrice ricorda quella notte con una fiaccolata che partirà alle 2:30 e transiterà nelle vie adiacenti la zona rossa, senza però entrare in Corso Umberto, e terminerà al Parco don Minozzi. In un solo punto, a piazza Augusto Sagnotti, la fiaccolata si avvicinerà alle macerie, a quelle delle tre palazzine di edilizia popolare in cui persero la vita 19 persone. Alle 3:30 inizieranno i rintocchi di campana, fino alle 3:36, il momento del silenzio e del ricordo. La veglia, dopo un momento di preghiera, terminerà intorno alle 4:30.

Ed è  quasi tutto rimasto fermo a quel 24 agosto del 2016 nelle frazioni di Lazio e Marche colpite dal sisma di magnitudo 6.0 di un anno fa. Frazioni come Tino, Rio, Casale, Pescara del Tronto, Illica e Fonte del Campo sembrano abbandonate a loro stesse, distrutte ancor di più dalle successive scosse che le hanno definitivamente rase al suolo.
La zona ha continuato purtroppo ad essere martoriata, dal 24 agosto al 4 novembre, secondo l’Ingv, le scosse sono state 22.700. I terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4 sono stati circa 649, 41 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5. Sono invece cinque quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5. L’area di Norcia, in provincia di Perugia, si è spostata di 30 centimetri verso Ovest. Quella di Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno, di circa 40 centimetri verso Est.
I tre terremoti più forti (24 agosto, 26 ottobre e 30 ottobre) hanno provocato quasi 30 mila sfollati. Secondo la Protezione civile, le persone assistite sul territorio del comune di residenza sono oltre 20.600. Di queste, più di 18.500 hanno trovato riparo nei palazzetti dello sport, nei centri polivalenti e in altre strutture allestite ad hoc, mentre oltre 2 mila sono state sistemate in strutture ricettive messe a disposizione sul territorio. Gli sfollati accolti negli hotel lungo la costa adriatica delle Marche e in Umbria attorno al lago Trasimeno sono stati circa 8.500 Altre 650 persone sono state invece assistite nelle tende, fra Lazio, Marche e Umbria.
Ma, nonostante tutto, andiamo avanti con fiducia, l’inefficienza dello Stato, delle regioni e degli enti locali ha causato ritardi, che si spera possano essere colmati, consentendo finalmente alle popolazioni ormai allo stremo di recuperare fiducia e speranza nel futuro. Anche se la prospettiva, annunciata da Gentiloni, di affidare ai Governatori l’opera di ricostruzione dopo la fine dell’incarico di Errani, non fa sperare in niente di meglio.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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