Le lacune della politica e dei partiti

Leggi inattuate: l’esempio di carceri, università, province

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

 

Ormai non manca molto alla fine della legislatura, e il tempo per portare a termine alcune leggi importanti non è molto. Ma, se si fa l’esame dei provvedimenti approvati finora, in questa legislatura (e in quelle precedenti), si trae l’impressione che si tratti – e non da ora – di leggi sempre più lente, scritte male e, quel che è peggio inefficaci. E non solo a causa della non immediata applicabilità di quasi due terzi delle norme varate dal Parlamento, bisognose di decreti e regolamenti per essere attuate. Lo studio recente condotto dall’apposito Ufficio di valutazione sull’impatto delle leggi istituito dal Senato mostra un quadro  sconfortante. Valutiamo tre settori che i lettori possono giudicare più facilmente, carceri, università e province. Tre riforme abortite o non iniziate.

CARCERI- Gli esempi: dieci anni di indulti, piani di edilizia penitenziaria, decreti «svuotacarceri», misure alternative alla detenzione. Risultato: con quasi 57 mila detenuti al 30 giugno 2017, il tasso di affollamento negli istituti penitenziari italiani è salito al 113% (113 detenuti ogni 100 posti a disposizione), ben 5 punti in più rispetto al 2016. Otto Regioni sono oltre il 120%. E la Puglia arriva addirittura al 148. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo censurò l’Italia per i «trattamenti disumani o degradanti» inflitti ai suoi carcerati. E i numeri dicono che quell’accusa, quattro anni più tardi, resta sempre in piedi. Insomma le vaste politiche parlamentari condotte per cambiare il quadro sembrano aver solo aggravato le cose. Tanto che in primavera la relazione del Garante nazionale dei detenuti ha parlato di criticità «inaccettabili» e di «situazioni in cui si ha un affollamento che è quasi del 300% rispetto alla capienza», di un «rilevante numero dei suicidi e dei tentati suicidi» a fronte di una tendenza all’aumento delle presenze e al «rallentamento delle uscite, cioè delle misure alternative». Ma purtroppo il caso carceri non è il solo.

UNIVERSITA’ – Una riforma praticamente inefficace appare anche quella del 2010, in campo universitario, che puntava a sbaragliare rigidità, staticità, autorefenzialità e localismi degli Atenei nella selezione di professori e ricercatori. Le legge, da 7 anni, prevede l’estrazione a sorte dei 5 membri della Commissione esaminatrice. Risultato? Prima della riforma, il 23,9% dei candidati al ruolo di ordinario e il 22,6% a quello di associato erano interni, cioè concorrevano per posizioni bandite dal loro stesso dipartimento, mentre dopo la riforma la percentuale è scesa drasticamente: 17,2% e 18,7%. Peccato che questo non abbia modificato l’incidenza degli interni tra i vincitori: dal 54,1 al 53,4% per gli ordinari, dal 50,2 al 49,4% per gli associati. In pratica, un vincitore su due. «La riforma – osservano gli esperti del Senato – non sembra aver modificato la regola non scritta dei concorsi universitari italiani: la sede che bandisce il concorso ha il diritto di scegliersi il candidato di suo gradimento, in molti casi coincidente con quello che già lavora presso la sede e che non sempre è il migliore».

PROVINCE – A proposito di riforme, a che punto siamo con le 107 Province soppresse riordinate nel 2014 da una legge, la n.56 (la cosiddetta riforma Delrio), che ha profondamente modificato la gestione strategica del territorio nazionale? Ecco, non si può dire che non sia cambiato proprio nulla, come ironizza il compiaciuto impiegato nullafacente Checco Zalone nel film Quo Vado?. Ma gli ispettori del Senato, oltre a lamentare i troppi tagli su mobilità, ambiente e istruzione che hanno ingarbugliato la riforma, se la prendono con la scelta di molte Regioni, non in linea con i principi del riordino e dell’articolo 118 della Costituzione, «di accentrare importanti funzioni non fondamentali invece di assegnarle ai comuni e alle loro associazioni. Una valorizzazione incompleta – si legge nell’indagine – sembra aver finora impedito alle Città metropolitane di diventare enti di effettivo governo del territorio».

Sono solo alcuni esempi delle criticità rilevate, sulle quali abbiamo puntato il dito. Altra questione è quella delle leggi ancora in gestazione, che non si sa se vedranno la luce in questa legislatura. Ma a questo dedicheremo un’altra puntata del nostro studio istituzionale

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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