Si aprono nuovi porti per la partenza dei barconi

Migranti: chiusa la rotta libica, adesso partono dalla Tunisia

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

I trafficanti, e di conseguenza i migranti, hanno cambiato punto di partenza e rotta. non più la Libia, da dove è ormai proibitivo salpare, ma la più accogliente Tunisia. «Tra gli immigrati in Libia sta iniziando a circolare la voce. Sanno che la Guardia Costiera e le milizie impediscono le partenze dalla costa e così puntano alla Tunisia», spiega Reem Bouarrouj, responsabile immigrazione di Ftdes, una Ong tunisina che si occupa dei diritti economici e sociali.

Teoricamente i confini tunisini sono blindati. «Teoricamente – racconta una fonte diplomatica -, ma nella pratica le cose sono molto diverse. Dopo l’assalto del 2016 a Ben Guardane, il governo tunisino aveva sigillato la frontiera. Però le comunità locali tunisine che vivono al confine hanno come unica forma di sostentamento il contrabbando. Benzina, tabacco. Per qualche mese si sono trovati senza lavoro e così, piano piano, Tunisi ha riaperto le frontiere.  Nei giorni scorsi la Guardia Costiera tunisina ha fermato sette migranti al largo di Sfax. Più di venti – in due separate operazioni – sono stati invece bloccati a Biserta, nel Nord. Anche se con numeri decisamente inferiori rispetto al passato, le partenze dei tunisini non si sono mai interrotte. Lo dimostrano gli arrivi, sempre più frequenti, sulle coste dell’Agrigentino.

L’ultimo un paio di giorni fa: erano una sessantina. Si tratta principalmente di tunisini, ma il timore è che la nuova rotta che arriva dalla Libia si agganci a questo sistema già collaudato di imbarchi. La Tunisia è quindi sempre più un partner decisivo per l’Europa. Per questo l’Ue ha raddoppiato gli stanziamenti:  da Bruxelles arriverà un finanziamento di 300 milioni di euro l’anno, per i prossimi quattro anni Un miliardo e duecento milioni in totale.

Nei giorni scorsi il Commissario Ue alle Politiche di Vicinato, l’austriaco Johannes Hahn, è andato a Tunisi proprio per firmare due accordi: uno per sostenere la riforma della pubblica amministrazione (20,5 milioni) e uno per il settore sanitario (70,3 milioni). Agli occhi dell’Europa, la Tunisia rappresenta un’ancora democratica tra i Paesi del Nordafrica. E c’è la necessità di conservarne la stabilità.

I segnali che arrivano dalla parte opposta del Mediterraneo sono positivi. Rispetto ai suoi vicini, la Tunisia ha voglia di emanciparsi, di aprirsi al mondo occidentale, e di farsi promotrice di un islam più moderno, in uno Stato democratico. Il presidente Beji Caid Essebsi, ad agosto, ha fatto due annunci giudicati rivoluzionari. Cambierà la legge sull’eredità: le figlie femmine avranno diritto alla stessa quota dei loro fratelli maschi. E poi le donne tunisine potranno sposare anche i non musulmani. Oggi è richiesta la conversione del marito, pena nullità del matrimonio.

Certo, la transizione non è facile e i passi da fare sono ancora molti: proprio in questi giorni è in corso un rimpasto del governo. Emna Jeblaoui, direttrice dell’Istituto per lo sviluppo dell’Uomo, in prima linea nelle battaglie per la modernizzazione del suo Paese e dell’Islam, sta lavorando a un progetto di de-radicalizzazione dei jihadisti. Dalla Tunisia sono partiti circa 6.000 foreign fighter, ora però stanno tornando. Negli ultimi sei anni ne sono stati arrestati 3.600. Molti altri però – questo è il timore – potrebbero infiltrarsi nella nuova rotta migratoria. Di qui la necessità di aiutare sempre più la modernizzazione di questo paese, fondamentale nello scacchiere nordafricano, e di tenere nel contempo sempre alta la vigilanza per evitare il pericolo d’infiltrazioni da questo lato del mediterraneo. Ma il ministro Minniti, che da tempo è in contatto con i suoi omologhi tunisini, conosce bene il problema e, insieme a intelligence e apparati delle Forze dell’ordine, sa bene come prevenirlo e affrontarlo.

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Ezzelino da Montepulico

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