Per l'Europa sarebbe un serio pasticcio

Catalogna, l’UE non riconoscerà l’indipendenza: «Problema della Spagna». Ma condanna la violenza

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica

BRUXELLES – L’UE non interviene sulla Catalogna: perchè si tratta di un problema interno alla Spagna. Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha sottolineato che «per la Costituzione spagnola, quel voto non è legale. Per la Commissione europea si tratta di una questione interna alla Spagna, che deve essere affrontata nel quadro dell’ordine costituzionale spagnolo e in linea con i diritti umani fondamentali. Questi – ha detto – sono tempi per l’unità e non per la divisione. Chiediamo ad entrambe le parti di muoversi velocemente da una situazione di conflitto al dialogo. La violenza non è lo strumento in politica per risolvere le questioni. Confidiamo in Mariano Rajoy per la gestione della situazione nel rispetto dei diritti umani previsti dalla Costituzione».

Mariano Rajoy

All’indomani del referendum sull’indipendenza, il presidente catalano Carles Puigdemont ha convocato una riunione del governo per preparare le prossime mosse sulla strada dell’indipendenza. Il voto è stato dichiarato illegale da Madrid che ha cercato di farlo deragliare con l’intervento della polizia. A Madrid, intanto, il premier spagnolo Mariano Rajoy vede oggi i leader di Psoe e Ciudadanos Pedro Sanchez e Albert Rivera, i due grandi partiti spagnoli che appoggiano dall’opposizione la sua strategia in Catalogna. I tre devono concordare nuove misure. Rivera ha chiesto a Rajoy di attivare l’articolo 155 della costituzione per sospendere l’autonomia catalana prima di una possibile dichiarazione di indipendenza. L’Unione europea – ha detto il portavoce del governo spagnolo, Inigo Mendez de Vigo – non riconoscerà un’eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna, perché per l’Europa significherebbe un pasticcio di enormi proporzioni. Lo ribadendo che una simile dichiarazione non avrebbe nessun effetto politico né giuridico.

Al referendum sull’indipendenza catalano il ‘si’ ha ottenuto il 90% dei voti,  secondo i dati resi pubblici dal portavoce del governo catalano Jordi Turull. Al voto hanno partecipato 2,2 milioni di elettori, sui 5,3 chiamati alle urne. Il ‘no’ ha ottenuto il 7,8%.  Migliaia di sostenitori dell’indipendenza, radunati in Plaza Catalunya,  hanno esultato all’annuncio dei risultati mentre sulla centralissima pizza di Barcellona sventolavano un mare di bandiere ‘stellate’ dell’indipendenza catalana.

La partecipazione dei chiamati al voto catalani – ha spiegato il portavoce – avrebbe potuto raggiungere “almeno il 55%” in “condizioni diverse”, cioè senza l’intervento nei seggi della polizia spagnola. Le schede conteggiate, 2,262 milioni, rappresentano circa il 42,2% dei 5,3 milioni di aventi diritto. Ma secondo Turull altri 770mila elettori erano iscritti nei 400 seggi chiusi dalla polizia. La maggior parte delle persone contrarie all’indipendenza si ritiene non abbiano votato.

Trull ha aggiunto che 400 seggi, corrispondenti a 770 mila elettori, sono stati chiusi dalla polizia spagnola nel giorno del voto, e che in molti casi gli agenti hanno sequestrato le urne. Il presidente Carles Puigdemont ha annunciato che trasmetterà i risultati del voto al parlamento nei prossimi giorni perchè prenda decisioni in base alla legge del referendum. La normativa approvata in agosto, e sospesa dalla corte costituzionale spagnola, prevede fra l’altro che l’assemblea possa dichiarare l’indipendenza della Catalogna dopo 48 ore.

E oggi il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy presiederà la direzione del partito popolare per analizzare le iniziative degli indipendentisti in Catalogna e le ultime dichiarazioni del presidente catalano Carles Puigdemont.

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Ernesto Giusti

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