Ma il governo le giustifica con la particolarità del momento

Francia: l’Assemblea approva leggi speciali antiterrorismo, protestano le sinistre

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

PARIGI – Di fronte al ripetersi di atti terroristici in Francia, a una minaccia terroristica «elevata» e «proteiforme», come l’ha definita il premier Edouard Philippe, l’Assemblea Nazionale ha approvato in prima lettura a larga maggioranza (415 deputati favorevoli, 127 contrari) una bozza di legge che dovrebbe rendere permanenti molte delle regole previste dall’attuale stato d’emergenza, che scadrà a fine mese.

La norma rafforza soprattutto i poteri amministrativi dei prefetti in ambiti come la restrizione delle libertà di sospetti, i controlli d’identità presso le frontiere o la chiusura di luoghi di culto. Si tratterà di decisioni adottate senza l’avallo dell’autorità giudiziaria, ad eccezione delle perquisizioni.

Naturalmente i buonisti benpensanti, schierati a sinistra, ritengono la nuova normativa «liberticida», volta a introdurre nel diritto comune una sorta di «stato d’urgenza permanente», mentre da destra non la ritengono abbastanza incisiva. Per il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, questa è la dimostrazione che si tratta di una proposta «equilibrata».

Da giorni il Paese vive un nuovo picco drammatico di tensione. Prima, presso la stazione centrale di Marsiglia, il duplice omicidio di due cugine ventenni accoltellate al grido «Allah akbar» da un tunisino, Ahmed Hanachi, con lunghi trascorsi anche in Italia. Poi la rivelazione del ritrovamento a Parigi di bombe artigianali (bombole di gas collegate a meccanismi d’innesco) all’ingresso di un edificio dei quartieri chic dell’Ovest cittadino. Le inchieste sul duplice fronte hanno condotto a 9 fermi. Nel caso degli ordigni ritrovati a Parigi sembra ormai chiaro che una strage è stata evitata d’un soffio, grazie all’allerta notturna di un residente il cui arrivo ha forse messo in fuga gli attentatori.

Oltre ai provvedimenti citati, la riforma prevede che i prefetti potranno pronunciarsi sull’obbligo di residenza di un individuo a rischio, controllare chat e messaggerie elettroniche e cellulari, ordinare perquisizioni, chiusura temporanea (massimo sei mesi) di luoghi di culto, decretare zone off limits per motivi di sicurezza: il tutto con un ruolo ridotto, se non azzerato, dei giudici. È prevista la trasposizione in diritto nazionale della direttiva Ue sul Pnr (i nomi sui voli) e una stretta sui controlli alle frontiere, oltre che un ampliamento delle intercettazioni. Il perimetro dei controlli di identità verrà esteso a un raggio di 20 chilometri da ogni posto di frontiera, dai porti e dagli aeroporti internazionali, e non più solo all’interno degli stessi.

Immaginiamo le proteste, gli alti lai, l’esecrazione di «leggi liberticide» se una simile normativa fosse proposta in Italia. Boldrini, Manconi, centri sociali, associazioni di volontariato e soci si schiererebbero come un sol uomo contro simili disposizioni, il club esclusivo dei governatori chiederebbe di essere coinvolto nelle procedure, al fine di esercitare il necessario controllo democratico locale (le vicende della Catalogna indurrebbero qualcuno alla richiesta di autonomia anche in questo settore), mentre insorgerebbe la casta dei magistrati, che si riterrebbero espropriati, a favore dell’esecutivo, di una parte di quei poteri illimitati e assoluti che vogliono mantenere ad ogni costo.

E’ ben vero che la situazione francese, con le tante recenti vittime degli attacchi terroristici, giustifica tali misure. Anche noi dobbiamo ricordarci che a suo tempo furono approvate dal Parlamento leggi antiterrorismo, grazie alle quali sono stati debellati movimenti e personaggi protagonisti degli anni di piombo, che adesso riemergono con la sconcertante vicenda di Cesare Battisti. Che deve la sua ingiusta libertà proprio all’eccessiva accondiscendenza dimostrata e mantenuta dalle sinistre europee (e sudamericane) nei confronti dei fuoriusciti di quel nefasto periodo, che alcuni vorrebbero chiudere con una pietra tombale senza che tutti i responsabili abbiano pagato il fio dei loro misfatti.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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