Alta tensione a Barcellona

Catalogna col batticuore: Puigdemont rinvia il discorso. Mediatori al lavoro

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Politica

Il presidente Carles Puigdemont nel suo studio

BARCELLONA – L’atteso discorso è stato rinviato. Il presidente catalano Carles Puigdemont ha posticipato l’intervento davanti al Parlamento perché è in contatto con mediatori internazionali, ha riferito la radio catalana Rac1.  La tensione è forte a Barcellona. Misure di sicurezza rafforzate sono state prese dalla polizia catalana attorno alla sede del parlamento, dove i movimenti indipendentisti hanno convocato una grande concentrazione al momento del discorso del presidente. Non è chiaro che cosa dirà Puigdemont, che potrebbe dichiarare una indipendenza ‘differita’ per lasciare aperta la via del dialogo politico con Madrid, che finora però ha respinto ogni possibile trattativa o mediazione se il governo catalano non rinuncerà all’indipendenza. Il premier Mariano Rajoy ha annunciato una reazione forte dello Stato se Puigdemont dichiarerà l’indipendenza. “Impediremo che la Catalogna si separi” ha chiarito con forza.

Madrid può fra l’altro applicare l’art. 155 della Costituzione che consentirebbe di sospendere l’autonomia catalana e il suo presidente, sciogliere il parlamento di Barcellona e convocare elezioni anticipate. Il vicesegretario del Pp di Rajoy, Pablo Casado ha anche avvertito Puigdemont che rischia la prigione per ribellione. Il quotidiano La Razon rileva che il presidente catalano potrebbe essere arrestato per sedizione se dichiarerà la repubblica. La stampa catalana sottolinea questa mattina come tutto sia nelle mani del ‘President’. “La decisione di Puigdemont”, titola El Periodico, “Tot a punt” (“Tutto pronto”) afferma Punt Avui, e Ara annuncia la via Puigdemont: “una dichiarazione di indipendenza aperta alla mediazione”.

«Prenderemo le misure necessarie. La separazione della Catalogna non ci sarà», ha avvertito il premier. Il vicesegretario del suo partito, il popolare Pablo Casado, ha avvertito Puigdemont che se dichiara l’indipendenza rischia di finire come il suo predecessore Lluis Companys che nel 1934 proclamò una effimera repubblica catalana. Durò 11 ore. Poi intervenne l’esercito spagnolo, venne arrestato, processato e condannato a 30 anni. I franchisti lo fucilarono nel 1940.

Interviene anche il Fmi. La situazione in Spagna preoccupa: «Crea incertezza». Lo afferma il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, rispondendo a una domanda sulle tensione fra la Catalogna e il governo di Madrid. Fra i rischi c’e’ quello di un contagio del Portogallo, che si trova ancora ad affrontare molte sfide quali il debito alto, ma anche altri paesi.

 

Il clima si è fatto pesante. La polizia spagnola si sta muovendo per controllare i luoghi strategici nell’ipotesi di una dichiarazione di indipendenza. Il presidente del Tribunale Superiore di Catalogna, che nelle ultime settimane ha pilotato l’offensiva giudiziaria contro il governo catalano, ha ordinato che sia la Guardia Civil e non i Mossos catalani a proteggere l’edificio. Gli agenti spagnoli – ora più di 10mila in Catalogna – hanno di fatto preso già il controllo dell’aeroporto di Barcellona nel quadro ufficialmente, delle misure anti-jihad.

Intanto non si ferma la fuga verso altre regioni spagnole delle sedi sociali di grandi banche e imprese catalane. Dopo Caixa, Banco Sabadell e altri big, oggi anche i colossi Abertis, Colonial e Mrw hanno deciso di traslocare da Barcellona le sedi sociali prima che Puigdemont dichiari l’indipendenza. Una ipotesi considerata quasi sicura. Molto dipenderà però da cosa dirà il ‘President’.

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Ernesto Giusti

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