Iniziativa sconcertante di una società piemontese

Bobbio Pellice (To): un gioco commemora la gesta delle Brigate Rosse

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

La foto del generale James Dozier, rapito dalle Br

TORINO – Riportiamo un articolo pubblicato oggi da La Stampa che dà conto di un’iniziativa incredibile, che i parenti delle tante vittime delle Br potrebbero ritenere oltraggiosa per la memoria dei loro cari. L’associazione Terre Spezzate, specializzata in questo tipo di intrattenimento per adulti, ha organizzato un gioco di ruolo che fa rivivere le «prodezze» dei terroristi che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo. Il tutto si svolge a Bobbio Pellice (To). Ecco la descrizione che ne fa, sul giornale torinese, Federico Callegaro.

«Seduto su una sedia, un cartello in mano su cui sono scritte le motivazioni del sequestro, il generale statunitense James Lee Dozier ha lo squadro rassegnato. Dietro di lui una bandiera rossa con sopra la stella a cinque punte e la sigla «Br». Non siamo nel 1982, però, e la location di questa scena non è Padova, dove il militare statunitense venne realmente segregato, ma Bobbio Pellice. Anche i «combattenti proletari» che circondano il finto generale, coperti da un passamontagna e con in mano armi da fuoco, non sono giovani terroristi ma giovani «giocatori». Sì, perché nel mese di ottobre gli Anni di Piombo, incarnati in uno degli episodi più noti che hanno visto in azione le Brigate Rosse, sono diventati un gioco di ruolo dal vivo intitolato «L’ultimo covo». A organizzare l’evento (che si è diviso in due partite di tre giorni ciascuna con 140 partecipanti) è stata l’associazione Terre Spezzate, specializzata in questo tipo di intrattenimento per adulti.

«Il gioco di ruolo dal vivo è un evento in cui i partecipanti interpretano un ruolo in uno scenario corale e sviluppano il personaggio che gli è stato assegnato – spiega Francesco Preglias, 35 anni, uno degli ideatori -. Organizziamo scenari di tutti i tipi: dalle battaglie fantasy alla fantascienza». Questa volta, però, la trama del gioco era storica: in un paesino in cui i giocatori possono spostarsi liberamente si fronteggiano polizia, industriali, militanti di sinistra, missini e brigatisti. Nessuno, a parte i ragazzi che si calano nelle loro vesti, è a conoscenza dell’identità dei membri della colonna Br e di dove tengano il generale rapito. «È stato un evento emotivamente impegnativo – continua l’organizzatore -. C’è una notevole differenza tra interpretare elfi e orchi e indossare gli abiti di terroristi e uomini dello Stato». E durante le azioni, vedendo i video che documentano le partite, succede proprio di tutto: comprese scene di tortura a cui i sospettati vengono sottoposti in Questura.

All’obiezione di chi potrebbe ritenere fuori luogo organizzare eventi simili, basati su fatti tragici e ancora vivi nella memoria di tanti, gli organizzatori rispondono così: «Come per ogni opera d’arte gli autori scrivono lo svolgimento del gioco seguendo la loro sensibilità ma in questo caso mantenendosi anche fedeli agli eventi storici». I partecipanti hanno in media tra 20 e 30 anni, generazioni distanti da quelle che hanno vissuto il terrorismo: «Io conoscevo bene questo episodio ma tanti altri partecipanti hanno dovuto studiare per viverlo al meglio – racconta Francesca Cicetti, studentessa di 24 anni che giocava nei panni di una brigatista -. Io prediligo questi eventi che si basano su fatti storici ma ci sono anche tante persone che partecipano per divertirsi e preferiscono vivere in modo più distaccato il rapporto con il proprio personaggio. In certi casi si scoprono cose nuove e punti di vista diversi».

Fin qui l’articolo dalla Stampa. Queste ultima mi sembrano giustificazioni completamente infondate e poco convincenti da parte di una studentessa che, avendo 24 anni,  non ha ovviamente vissuto quei fatti e quel periodo, ma che naturalmente ha voluto giocare il ruolo di una brigatista. Già ne abbiamo fin sopra i capelli di tutta la pubblicità e gli incarichi politici, universitari e nei mass media graziosamente concessi a ex terroristi, coinvolti in fatti di sangue. Ci mancava anche un gioco che commemora le loro gesta. Credo che la procura di Torino, il cui titolare Armando Spataro a suo tempo indagò su molti fatti di terrorismo brigatista, farebbe bene a vederci chiaro su queste iniziative.

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
Mail
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: