Una legge recentemente approvata riduce l'assistenza

Scuola: ministero risparmia sugli insegnanti di sostegno ai disabili. La denuncia del sindacato Anief

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

Il Ministero dell’Istruzione

ROMA – «E’ una vergogna risparmiare sul sostegno necessario a scuola per gli alunni disabili». La denuncia arriva dall’Anief che cita il caso di un alunno di Matera, con disabilità grave, a cui l’istituto ha dimezzato il monte orario settimanale di sostegno perché nella stessa scuola primaria è arrivato un compagno con le stesse problematiche. La madre – riferisce ancora l’associazione di settore – ha scritto al ministero dell’Istruzione: «Voglio il sostegno scolastico per mio figlio diversabile come stabilito dal Piano educativo individualizzato redatto dagli specialisti e non per la metà delle ore come sta accadendo. Altrimenti mi vedrò costretta a ricorrere al Tar ed alla Procura della Repubblica!».
Per l’Anief la situazione è divenuta più complicata con il recente decreto legislativo 66/2017 sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (art. 3, c. 1, lettera d), con cui si è ribadito che gli organici di sostegno devono rimanere invariati rispetto ai posti in deroga attivati nell’anno precedente. Marcello Pacifico (Anief-Cisal) commenta: «Quindi, anche se arrivano nuovi alunni, il servizio non si incrementa. Ma siccome il numero di allievi disabili cresce da tempo di almeno 10mila unità l”anno, viene da chiedersi come si fa ad approvare una legge del genere. Il problema è anche un altro: quello che un terzo dell’organico di sostegno è composto da posti in deroga. Il risultato è che oggi abbiamo un terzo dei posti che vanno ai supplenti, perché allo Stato continua a fare troppo comodo mantenere in vita la supplentite e risparmiare sui mesi estivi. Con l’aggravante del balletto dei supplenti per mesi, ad inizio anno, e della mancata continuità didattica. Noi, a tutto questo, ci siamo opposti e continuiamo a farlo, confermando il patrocinio gratuito a famiglie, docenti e cittadini nell’impugnare in tribunale tutte quelle situazioni di cattedre di sostegno scoperte o di ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche».

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