Domenica 3 dicembre alle 18

Bivigliano (FI): alla Chiesa di San Romolo L’Homme Armé canta la musica sacra del Rinascimento

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura, Musica

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La formazione maschile de L’Homme Armé (controtenore, tenori, basso)

FIRENZE – Per l’edizione 2017 de «I Concerti al Cenacolo», che l’Associazione L’Homme Armé porta avanti dal 1994 ed è la più longeva rassegna annuale di musica antica in Toscana, Domenica 3 dicembre alle 18 nella Chiesa di San Romolo a Bivigliano (via della Chiesa 123, Bivigliano – Vaglia – FI; ingresso libero) L’Homme Armé presenta il concerto «Benedictus qui venit». L’arte del canto sacro tra Quattro e Cinquecento, nel quale si ascoltano alcuni raffinatissimi (e difficilissimi) esempi di canto sacro tratti dal repertorio dei compositori franco-fiamminghi, quasi tutti operanti in Italia tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento.

Virtuosismi della musica sacra rinascimentale in una chiesa romanica antichissima, anteriore al Mille, che conserva una pala d’altare di Andrea della Robbia (la Vergine col Bambino, tra i santi Romolo, Jacopo, Giovanni Battista e Francesco d’Assisi) e una statua di legno attribuita a Michellozzo (San Giovanni Battista), oltre a due dipinti di Annigoni, che rappresentano Sant’Antonio da Padova e la Madonna del Rosario. Domenica 3, prima dell’inizio del concerto, il paese sarà anche animato da un mercatino natalizio (tenerne conto, parcheggiando negli spazi che si trovano prima della piazza principale).

 

All’interno della musica antica erano spesso presenti sezioni o episodi a due voci, chiamati duo o bicinia. Tra il XII e il XIV secolo assistiamo ad una fioritura di composizioni a due voci di carattere profano e sacro. Quasi sempre, in ambito sacro, queste composizioni sono elaborate a partire da una melodia preesistente, cantata dal tenor con suoni di lunga durata, mentre l’altra voce, di solito quella più alta, si manifesta con melodie estese e molto melismatiche, talvolta con figurazioni ritmiche anche molto sofisticate. È ad esempio il caso del brano di apertura del programma, Gaudeamus omnes, composto dal monaco benedettino Paolo, uno dei musicisti più influenti dell’inizio del Quattrocento.

Dal Cinquecento la composizione a due voci viene relegata ad una funzione principalmente didattica, e non si contano le raccolte di bicinia destinate all’apprendimento musicale o anche al diletto musicale in ambito domestico: infatti bastavano due sole voci per cantarli o anche, nel caso delle versioni strumentali, un solo strumento, per esempio il liuto. Ma, nonostante lo sviluppo del repertorio polifonico soprattutto a quattro voci, troviamo episodi a due voci all’interno di composizioni più ampie. Per esempio, all’inizio di un brano, in Nuper rosarum flores, il brano che fu compost nel 1436 per la cerimonia di consacrazione del Duomo di Firenze; talvolta dei duo sono inseriti in una sezione centrale, ad esempio, nel Pleni sunt coeli e nel Benedictus (vedi  il Sanctus di Josquin), per sottolineare una riduzione della sonorità.

Il duo, praticato anche in forme estemporanee, improvvisative dai cantori esperti del tempo, rimane il fondamento dell’arte stessa del comporre, tanto che si può sempre riconoscere come la spina dorsale di composizioni a più di tre-quattro voci. I compositori più geniali sperimentano attraverso il bicinium nuove modalità di sviluppo del pensiero polifonico, gettando le basi del contrappunto dei secoli successivi, con un’attenzione crescente al rapporto con il testo e con la forma, anche in modi estremamente elaborati. Non va dimenticato che il momento del duo era anche un momento speciale per i cantori, che potevano mettere meglio in evidenza le loro qualità vocali, all’epoca molto ricercate, e una delle ragioni della grande migrazione dei cantanti-compositori dal nord Europa verso le corti italiane, dove, apprezzati e riconosciuti, hanno lasciato un segno fondamentale per la creazione dello stile italiano. É probabilmente il caso di Psallite noe, un mottetto in forma di rondo, dove al ritornello iniziale, vengono alternate sezioni a due voci spiccatamente melismatiche, forse mirate non solo ad una diversa interpretazione del testo, ma forse proprio a mettere in rilievo il virtuosismo canoro del cantore, in quest oil francese Ninot le Petit, cantore stabile della Cappella Sistina, ma che forse per un breve periodo cantò anche anche a Firenze.

Programma

Paolo da Firenze (1355?-1436?)               Gaudeamus omnes

Guillaume Dufay (1400?-1474)                Nuper rosarum flores

Josquin Despres (1450?-1521)                  Sanctus (Missa Pange lingua)

Johannes Ockeghem (1410/1425-1497)  Pleni sunt coeli  (Missa Prolationum) / Agnus Dei II (Missa Prolationum)

Josquin Despres                                           Agnus Dei (Missa L’ami baudichon)

Jacob Obrecht (1557/58-1505)                  Benedictus (Missa Super Petrus apostolus) / O vos omnes

Heinrich Isaac (1450ca-1517)                     Quis dabit capiti meo acquam / Rogamus te

Ninot le Petit (ca. 1500)                               Psallite noe

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