I progetti in parte non concordanti in tema previdenziale

Di Maio e Salvini: giù le mani dai pensionati e dai lavoratori dipendenti. I sacrifici vanno chiesti ad altri

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

Il dibattito sulle prospettive del nuovo governo non può prescindere da alcuni temi fondamentali che sono al centro dei programmi dei due partiti usciti vincitori dalle elezioni, M5S e Lega. I quali sono concordi almeno su tre punti, riforma (o meglio abolizione) della legge Fornero, riforma delle pensioni, con il sacrificio di quelle cd. d’oro e taglio dei vitalizi.

VITALIZI – Sul taglio dei vitalizi il M5S ha già annunciato la presentazione di iniziative alla camera ancor prima della formazione del Governo, e sembra avere la via spianata da parte della Lega e di FdI, trovando ostacoli solo da Forza Italia e Pd. Ma si tratta di una questione più simbolica e di bandiera che di reale impatto economico e sociale.

FORNERO – Un impatto devastante lo avrebbero invece le altre due proposte. In merito alla Legge Fornero sono venuti altolà dalle istituzioni politiche e finanziarie internazionali (Ue e FMI), che temono un tracollo della finanza pubblica.

PENSIONI – Quanto alle pensioni, soprattutto quelle d’oro, ripetiamo quello che abbiamo detto più volte: l’intervento solo su quelle e non sulla fiscalità generale sarebbe illegittimo e iniquo e destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale.

M5S – A tal proposito riportiamo alcune recenti ed eloquenti dichiarazioni di Luigi Di Maio sul taglio delle pensioni: «Noi vogliamo tagliare le pensioni d’oro dai 5mila euro netti in su per tutti coloro che non se la meritano perché non hanno versato i contributi. Se hai versato 3mila euro ti spettano 3mila euro e non 8mila euro Con la questione dei diritti acquisiti finisce che non si fa più niente».

LEGA – Sulla stessa linea Massimiliano Fedriga, capogruppo in commissione Lavoro per la Lega Nord a Montecitorio, del quale traiamo una  dichiarazione pubblicata proprio oggi sul sito della Lega: «venga riportata immediatamente in Aula la proposta di legge della Lega Nord che mira a tagliare le pensioni d’oro. Mentre quasi metà dei pensionati di questo Paese è costretta a vivere con meno di 1000 euro al mese c’è una solita nicchia di fortunati che ne riceve più di diecimila. Tutto ciò è folle. Utilizziamo i risparmi che deriverebbero dai tagli alle pensioni d’oro per andare a rivalutare tutti gli altri benefici previdenziali, bloccati dagli ultimi due governi a maggioranza Pd. L’obiettivo è andare a colpire coloro che hanno versato pochi contributi e che, utilizzando le falle della legge, sono riusciti a garantirsi pensioni stellari. Questa situazione è inaccettabile. Ci batteremo per far approvare il prima possibile la norma che abbiamo presentato e che andrebbe ad eliminare questa ingiustizia sociale».

Dichiarazioni demagogiche e contraddittorie, perché si dimentica che chi riceve 1.000 euro al mese in gran parte non ha mai versato contributi e riceve l’assistenza dello Stato, mentre chi ha cifre più elevate se le è pagate con contributi e tasse altissime durante 40 anni di vita lavorativa, altro che regalo come sostiene Fedriga.

BRAMBILLA – Alberto Brambilla, sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005) e Presidente di Itinerari previdenziali, uno dei massimi esperti del settore, ha più volte confutato le tesi deliranti di politici e giornalisti favorevoli al taglio tout court delle pensioni cd d’oro, senza alcuna valutazione di merito. «La spesa pura per le pensioni non solo è sotto controllo, ma in linea con la media europea. La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti».

PROGRAMMA – Brambilla potrebbe avere una qualche influenza nel programma pensionistico della Lega e sostiene giustamente che scagliarsi contro i cosiddetti pensionati d’oro a 2.500 -3.000 euro lordi mensili, che d’oro non sono, non serve.

Noi diciamo che la politica farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, a lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e di pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130mld anno) e contro la corruzione (60 mld anno). Il prossimo governo non deve continuare a tartassare i soliti noti (lavoratori dipendenti e pensionati), altre sono le categorie (grande industria, banche, alta finanza), protette e favorite dai vari governi recenti (Renzi, Monti ecc..), alle quali debbono essere chiesti sacrifici. I pensionati con queste ultime riforme e con le vergognose sentenze della Consulta hanno già perso il 15 – 20% del loro potere d’acquisto. Basta sacrifici, hanno già dato abbastanza.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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