Le ragioni spiegate dal Capo dello Stato

Elezioni: col voto in autunno difficile evitare l’aumento dell’Iva, dal 22 al 24,2% e dal 10 all’11,5%

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato chiaro: il voto in autunno lo preoccupa anche perché poi non ci sarebbe quasi sicuramente tempo per formare un governo che eviti l’aumento dell’Iva. «Mi compete far presente alcune preoccupazioni: che non vi sia tempo per approvare dopo il voto la legge di bilancio entro fine anno con l’aumento dell’Iva e con gli effetti recessivi che questa tassa comporterebbe e il rischio di esporre la situazione finanziaria», ha detto il capo dello Stato al termine delle consultazioni.

Ma perché scatterebbe l’aumento dell’Iva? Le cosiddette clausole di salvaguardia che le precedenti leggi di bilancio hanno lasciato in eredità ai governi che si sono succeduti negli ultimi anni prevedono che senza interventi dal 1° gennaio 2019 scattino gli aumenti Iva. In pratica l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2 per cento e quella ridotta dal 10 all’11,5. Si tratta di incrementi che gli ultimi governi hanno previsto provvisoriamente in attesa di poter sostituire i relativi introiti con altre misure, cosa che effettivamente è avvenuta quasi sempre fino all’anno scorso (con l’eccezione dell’incremento scattato con il governo di Enrico Letta). Se invece si dovesse votare in autunno non ci sarebbe tempo e modo per intervenire e le clausole di salvaguardia farebbero scattare in alto le aliquote.

Il punto comunque, anche se alla fine non si andrà al voto, resta quello di dove trovare i 12,5 miliardi necessari a evitare l’aumento Iva per il solo 2019, mentre altri 19,2 miliardi serviranno per il 2020.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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