Intesa sui punti fondamentali dell'accordo

Contratto di governo: oggi le due delegazioni saranno convocate al Quirinale. Premier politico, non tecnico

di Paolo Padoin - - Politica

MILANO – Dopo due intense giornate di riunioni fra delegazioni di esperti al Pirellone, Lega e M5S trovano l’accordo sul contratto di governo. Punti fondamentali il superamento della legge Fornero, «quota 100 per le pensioni», reddito di cittadinanza e Flat tax.

I due leader si sono riuniti nella notte a Milano, all’ hotel Nh President. Al termine del vertice Di Maio ha dichiarato: «L’incontro con Salvini è andato bene, è servito a rifinire gli ultimi dettagli di questo governo. Lunedì andiamo al Colle, lo spero, ci deve convocare il presidente». Ma i due si rivedranno prima a Roma perché, evidentemente, il «contratto» tra M5S e Lega ancora non è stato perfezionato. Di Maio non fa nomi ma afferma il presidente del Consiglio deve essere «sempre un politico mai un tecnico». Ma su questo deciderà Mattarella.

All’incontro conclusivo fra le due delegazioni Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno partecipato solo in parte, lasciando ai parlamentari dei due partiti il compito di trovare la quadra. Per il M5S erano presenti Danilo Toninelli, Laura Castelli, Alfonso Bonafede, Vincenzo Spadafora e Stefano Buffagni, per la Lega Roberto Calderoli, Armando Siri, Claudio Borghi, Gian Marco Centinaio. La giornata non era iniziata con il piede giusto visto che, nel M5S, filtrava un po’ di irritazione dopo che il primo round di incontri al Pirellone ha descritto un programma piuttosto orientato a destra. Nel secondo giro di tavolo, il M5S ottiene l’inserimento del reddito di cittadinanza nel contratto così come il Movimento lo aveva pensato e senza che la misura abbia una scadenza anche se il provvedimento sarà varato solo dopo la riforma dei centri per l’impiego. Ed ecco aggiungersi, tra i punti del programma, quello dei tagli agli sprechi e della meritocrazia.

Alcuni nodi importanti, però, restano aperti a cominciare da quello sull’immigrazione dove le visioni di M5S e Lega non coincidono. Sulla riforma delle pensioni opzione per la «quota 100», dove il cento sta per la somma di età e contributi, fissando comunque i 35 anni di contributi come minimo. Sicure, anche le misure per le famiglie meno abbienti, con agevolazioni pesanti sugli asili nido.

Mentre sul fronte del fisco e della flat tax  si prevedono tre scaglioni che seguano i criteri (costituzionali) di progressività. Emerge, inoltre, l’impegno di dividere i contributi Irpef in due gruppi, con il reddito da 80mila a fare da spartiacque tra chi dovrà pagare di meno e di più.

Sul fronte internazionale non viene intaccata la presenza dell’Italia nella Nato ma emerge, nel contratto, l’impegno a diminuire le sanzioni contro la Russia. Il nodo giustizia, infine: nel contratto compare un conflitto di interessi «temperato» e fa il suo esordio, allo stesso, tempo l’impegno ad una legge per la legittima difesa domiciliare.  «Mancano solo le virgole», assicura il leghista Centinaio. Ma il contratto, al momento, non è ancora chiuso.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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