Pensioni: ancora non c’è il Governo, ma la Cgil già contesta le preannunciate riforme

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

Le ultime notizie sul contratto di governo fra lega e M5S, in particolare per quel che concerne il settore delle pensioni, non sembrano soddisfare la Cgil, che ritiene non siano sufficienti dei semplici ritocchi alla legge Fornero. È necessaria una vera riforma delle pensioni, che superi strutturalmente quell’impianto, tenga assieme risposte per tutte le generazioni e per tutte le condizioni lavorative e sia sostenibile socialmente, partendo dalle proposte avanzate unitariamente dal sindacato con la sua piattaforma.

Questa, oggi, è la vera sfida per la politica sulla previdenza, secondo il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli che commenta alcune ipotesi di intervento allo studio del nuovo governo.

«I 41 anni per la pensione di anzianità e quota 100 rappresentano alcuni aspetti importanti del problema, ma non vanno dimenticati anche i temi della flessibilità in uscita, con la possibilità di andare in pensione dopo i 62 anni, il superamento dell’attuale meccanismo che lega l’età di pensione all’aspettativa di vita, e la questione decisiva della pensione contributiva di garanzia per chi, come i più giovani ma non solo, ha una carriera lavorativa discontinua o con bassi contributi, come i part time».

Tra i temi da affrontare anche quelli legati al riconoscimento del lavoro delle donne, al lavoro di cura, e
all’estensione della platea dei lavori riconosciuti gravosi.

«Occorre poi affrontare i nodi del rafforzamento della previdenza integrativa negoziale e della rivalutazione delle pensioni in essere», aggiunge Ghiselli che si augura «di poter avviare al più presto un confronto con la politica su questi temi».

Come noto l’accordo fra Di Maio e Salvini prevede non solo il superamento della riforma Fornero con l’abolizione della pensione anticipata, ma conseguentemente  il ripristino della pensione di anzianità con 41 anni e cinque mesi di contributi, indipendentemente dall’età o quota 100 (101 per gli autonomi) con il meccanismo delle quote.

Un meccanismo, quest’ultimo, che prevederebbe comunque un’età minima di 64 anni. La nuova flessibilità verrebbe introdotta con paletti molto stretti, per esempio una contribuzione figurativa non superiore ai 2 o 3 anni per accedere alle nuove anzianità che, secondo le stime fatte dal supertecnico della Lega, Alberto Brambilla, non costerebbe più di 5 miliardi l’anno. E, come al solito, i sindacati si preoccupano dei vantaggi da attribuire ai lavoratori, ma dimenticano le regole del bilancio. Chiedendo, normalmente, di tassare i ricchi, i pensionati, di togliere a chi ha pagato contributi e tasse per una vita, per dare a chi non ha versato mai ( poco) contributi. Sono le tesi del prof. Boeri.

Vedremo che ne penserà Mattarella, che dovrebbe dare il via libera al tentativo giallo-verde, solo se ci sarà un premier di suo gradimento. Non ha tutti i torti Giorgia Meloni quando afferma che l’Italia, secondo il comportamento degli ultimi presidenti della repubblica, in particolare Scalfaro e Napolitano, e adesso in parte anche Mattarella, è una repubblica parlamentare quando al governo deve andare la sinistra, mentre diventa repubblica presidenziale quando dovrebbe assumere il potere la destra. Alla quale viene frapposto ogni ostacolo possibile.

Tag:, ,

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.