Edito da Feltrinelli

Libri: «Orrore» di Pietro Grossi. Stregato da una casa abbandonata

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Cultura, Libri

Bosco

FIRENZE – Gli ingredienti ci sono tutti: ombre e oggetti misteriosi in una casa abbandonata nel bosco.  Da qui l’ossessione crescente, al spunto da spingere il protagonista, uno scrittore italiano residente negli Usa, a separarsi dalla famiglia; un’indagine solitaria alla ricerca di strani indizi che conduce, inevitabilmente, negli abissi più bui dell”io. «Orrore», nuovo romanzo dello scrittore fiorentino Pietro Grossi (in uscita il 7 di giugno, 144 pagine, Feltrinelli), porta la propria ricetta narrativa stampata fin nel titolo: anche se, come spiega Grossi – vincitore del Campiello Europa con la raccolta di racconti «Pugni» – è stato un «horror confezionato in modo quasi inconsapevole, nel tentativo di investigare spazi più oscuri di quelli che batto di solito. In un modo non del tutto conscio, mi sono sentito pronto per la prima volta a raccontarli in modo compiuto, organico».

Benché si professi amante del genere («Fin da piccolo – rivela -, dalla selva di film anni ’80 a Lovecraft, Bram Stoker, Mary Shelley, e soprattutto Poe, senza dimenticare gli spigoli neri di Kafka, Gogol, Dostoevskj, Landolfi, Conrad») e dichiari l’abitudine di “inserire spesso almeno una pagina un po’ macabra» nei suoi libri, quella nell’horror è per Grossi una prima incursione. Il suo penultimo suo sforzo letterario, «Il passaggio» (2016), era un romanzo fatto di mare, avventura e rapporti difficili tra padre e figlio. «Una storia realistica, ma frutto di fantasia: questa, invece, per quanto possa sembrar paradossale, nasce da un evento reale. Mi sono ritrovato ad ascoltare con le mie orecchie il racconto di un amico che realmente si è ritrovato ad affacciarsi dentro una catapecchia
in un bosco che custodiva, nella penombra, cose molto particolari. Mentre lo sentivo parlare, un’onda nera mi ha investito: volevo sapere di più su quella casa e ho pensato a cosa sarebbe potuto essere di me se avessi abbandonato la famiglia per investigare su un mistero del genere».

Nel testo non viene mai specificato, ma «Orrore» è ambientato nei boschi dell’Umbria, che Grossi conosce bene. «Sono ricchi di oscurità. Luoghi che non hanno nulla da invidiare alle ambientazioni classiche dell’horror, come le cupe foreste del Maine, la Transilvania, le fosche brughiere dell’Inghilterra».
Al centro del romanzo, la fascinazione per un vero e proprio archetipo letterario e cinematografico del genere, «la casa abbandonata: un vero e proprio cult, a partire dalle pellicole di Sam Raimi ma non solo – dice -. Sono stato vittima di questo topos, mi dà da sempre la vera pelle d’oca. Anche perché la casa abbandonata è una sorta di metafora di se stessi: la paura di poter essere come una casa posseduta dal male, un luogo isolato in cui si nascondono stanze oscure e sconosciute anche ai loro proprietari». Del resto la casa come dice anche la psicanalisi, è il luogo dell’anima, è qualcosa in cui tutti si possono riconoscere. All’apparenza amica e accogliente, ma all’interno, a volte, piena di angoli oscuri e ombre terrorizzanti.

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Ernesto Giusti

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