Migranti: Regolamento di Dublino, rinviate le modifiche. Cosa prevede adesso

Si fa un gran parlare del regolamento di Dublino, arrivato alla sua terza edizione. Salvini non vuole che sia approvata la modifica proposta dalla Bulgaria, ma appoggiata soprattutto dalla Germania e dai paesi del Nord Europa (ovviamente a pro loro) , e finora c’è riuscito con l’appoggio dei Paesi del gruppo Visegrad.
Anche Renzi chiedeva una modifica invano, salvo poi accusare Berlusconi perché Dublino sarebbe stato approvato sotto la sua egida. In realtà Dublino uno, quello iniziale, fu firmato sotto il Governo Prodi, Dublino due da Berlusconi, Dublino tre da Letta. Quindi, almeno per i due terzi, la responsabilità ricade sulla sinistra.
Ecco come funziona il regolamento di Dublino.
Cominciamo dal Regolamento di Dublino III, quello adottato nel 2013 ed entrato in vigore il primo gennaio 2014, stabilisce i criteri per determinare quale Stato dell’Ue sia competente per esaminare una domanda di protezione internazionale. Durante la revisione della norma, nell’estate 2013, nonostante le richieste dell’Italia e pochi altri Paesi del Mediterraneo, fu espressa una forte opposizione (da 25 Stati membri) rispetto all’introduzione di un elemento di maggiore solidarietà per la ripartizione dei richiedenti asilo, che anche la Commissione dell”epoca, quella del portoghese Barroso, aveva auspicato. L’attuale versione del regolamento fu sottoscritta dal governo italiano nel 2013, con Enrico Letta a Palazzo Chigi.
Il regolamento di Dublino II era stato invece ratificato dal governo Berlusconi nel 2003, mentre la Convenzione base di Dublino risale addirittura al 1990, e fu siglata nel 1997 dall’esecutivo Prodi. Questi i punti principali:
1 Qualsiasi domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro
2 Lo Stato competente è quello dove abitano i parenti stretti del richiedente o dove ha già ricevuto un permesso di soggiorno
3 In seconda battuta, è lo Stato di primo ingresso. Di fatto è il criterio più utilizzato. Per stabilire di quale si tratta,
c’è una banca dati centrale, Eurodac, con le impronte di chi entra irregolarmente o presenta richiesta di asilo
4 In caso di dubbi sulla competenza si apre una fase di accertamento. Le autorità del Paese dove è stata presentata una domanda possono chiedere il trasferimento del richiedente a un altro Stato, se si accerta che è quest’ultimo quello di ingresso nell’Ue
5 Chi ottiene protezione internazionale da uno Stato può circolare per tre mesi nell’Ue ma non può trasferirsi
stabilmente in nessun altro Stato membro
6 Lo Stato mantiene la sua responsabilità per l’ingresso del migrante in Ue per 12-18 mesi. Trascorso questo periodo, il migrante può far ripartire la procedura in un altro Paese dell’Ue.
La regola n. 3 è quella che ci inguaia perché permette agli altri Stati europei di rimandarci indietro quella (poca) quota di migranti che attraversano le frontiere. L’Italia, come noto, è il paese di primo approdo per tutti i disperati (e anche i terroristi) che attraversano il Mediterraneo coi barconi, la cui permanenza è giustificata anche da uno sciagurato accordo Renzi-Ue, più migranti a noi in cambio di maggiore flessibilità economica. Il bel risultato, l’invasione del Belpaese, giovani robusti e nullafacenti mantenuti a nostre spese, finché non vengono reclutati dalla criminalità o non costituiscono essi stessi un’organizzazione, ad esempio, per lo spaccio della droga, ormai in gran parte in mano ai nigeriani.
Ma la sinistra insiste e vuole cacciare via i barbari al Governo che si azzardano a sostenere il freno e il rimpatrio dell’immigrazione irregolare. Non c’è da stupirsi, siamo in Italia, condannati a subire governi di un certo tipo perché, non appena si cambia, la finanza internazionale alza a comando lo spread per mutare registro, in modo da far subentrare governi (di sinistra) più graditi. E’ successo già nel 2011, artefice Re Giorgio Napolitano, sta incominciando a riproporsi adesso la stessa situazione col Governo giallo-verde.
