I due gruppi non erano autonomi, erano guidati

Tragedia Raganello (Cs): Vivi i tre dispersi. Tra le vittime una delle guide, era anche a Rigopiano

di Redazione - - Cronaca, Cultura, Economia, Primo piano

CIVITA (Cs) – Una buona notizia in una mattinata di polemiche. I tre dispersi sono stati ritrovati vivi. «Al 99,9% non ci sono più dispersi tra le persone coinvolte dalla piena del torrente Raganello». A dirlo è stato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, assieme al prefetto di Cosenza Paola Galeone, al termine della riunione del Comitato per l’ordine pubblico che si é svolta nel municipio di Civita.

Ma continua la conta delle vittime, delle quali la prefettura ancora non comunica ufficialmente i nomi. Si sa però che tra queste c’è una delle guide che accompagnavano gli escursionisti tra le gole della zona. Antonio De Rasis, 32 anni, volontario di protezione civile, non sposato, era stato tra i soccorritori intervenuti dopo la valanga che distrusse un albergo a Rigopiano. «Sicuramente – ha detto il sindaco di Cerchiara Antonio Carlomagno – con la sua alta esperienza, nel contesto di questo dramma improvviso, avrà prestato e tentato di dare il massimo soccorso ai componenti del gruppo. Cerchiara – ha aggiunto il sindaco – è attonita come tutto il territorio dell’Alto Ionio  cosentino  di fronte a questa immane tragedia. Purtroppo ci troviamo di fronte a situazioni imponderabili in cui le forze della natura sono travolgenti. Ricordiamo Antonio un ragazzo di 32 anni che prestava con abnegazione e con grande spirito di sacrificio la propria attività nel settore dell’escursionismo ma anche del volontariato e della protezione civile. Un ragazzo solare,  propositivo, pieno di vita. Certamente siamo attoniti di fronte a questa tragedia che ci colpisce sia come istituzione ma soprattutto come comunità».

Nonostante le parole dei Sindaco continuano le polemiche su quell’escursione maledetta.   Emanuele Pisarra, guida ufficiale del Parco nazionale del Pollino, tra i primi soccorritori giunti sul luogo del disastro, esprime un giudizio che sembra gettare qualche ombra sul comportamento delle guide.  «Due gruppi investiti dalla piena del Raganello si sono trovati purtroppo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lì ci sono corte, e cioé vie attrezzate, e marmitte, vasche di accumulo dell’acqua, e questo ha creato i maggiori problemi. Quella – ha aggiunto – è la parte più difficile e
impegnativa del percorso, ma anche la più bella. C’è da dire però che con la pioggia e con l’ingrossamento improvviso del torrente, tutto questo rischia di trasformarsi in qualcosa di letale. Non voglio nemmeno pensare se una situazione del genere si fosse verificata a Ferragosto, quando sul Raganello c’erano circa 650 persone o un sabato. Temo che, in quel caso, ci sarebbe stata un”ecatombe. Adesso qualcuno dovrà pure rispondere di quanto é accaduto».

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