Pensioni d’oro: Servizio studi della camera demolisce il Pdl giallo-verde e sbugiarda Di Maio e c.

Un’anticipazione del quotidiano Repubblica ci informa che il pdl del governo giallo-verde sul taglio alle pensioni d’oro, denominato «Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro mensili», contrariamente a quanto sta scritto nel titolo,  non prevede alcun ricalcolo secondo il metodo contributivo. Lo affermano i tecnici del Servizio Studi della Camera, che hanno illustrato il provvedimento presentato in Commissione Lavoro la scorsa settimana.

In allegato si riporta il testo del Dossier-(58 pagine), che sostanzialmente demolisce punto per punto il pdl grillinleghista.  Consigliamo un’attenta lettura.

Dunque il vicepremier Di Maio e tutti i suoi accoliti grillini vengono sbugiardati da un servizio autorevole, che mette in piazza tutte le loro falsità. A cominciare dal titolo della pdl. Evidentemente, consapevoli che è impossibile ricalcolare tutti i contributi pagati da molti pensionati, hanno scelto un altro metodo per effettuare i tagli, basati su calcoli empirici e con modalità palesemente incostituzionali. In che mani siamo finiti, pensavamo di aver toccato il fondo con gli ultimi governi, visto che anche Renzi era soprannominato da molti Pinocchio, ma questi stanno battendo ogni record.

Nelle consuete note di lettura agli atti legislativi presentati, i tecnici della Camera, secondo quanto riporta Repubblica, descrivono infatti le caratteristiche del provvedimento, sottolineando che le pensioni più alte saranno ricalcolate non in funzione della quantità di contributi versati, nel tentativo quindi di correggere le storture di chi gode di una pensione alta a fronte di contributi bassi – ma sulla base dell’età effettiva al momento del pensionamento a prescindere da un effettivo ricalcolo contributivo.

Viene dunque meno il punto attorno a cui tutto il provvedimento era stato concepito, e la grancassa di Di Maio e dei grillini, dei vari Boeri, Giordano e altri avevano messo su, vale a dire assicurare che l’importo degli assegni riflettesse quanto effettivamente versato. La nuova norma invece – chiariscono i tecnici della Camera – non interviene in questo senso. Il criterio principale adottato è quello dell’età di pensionamento: in sostanza – per chi gode di assegni alti – prima si è andati in pensione, più si rischia la penalizzazione. Senza fare distinzoni ad esempio tra chi ha lasciato il lavoro prima, ma ha versato comunque più contributi di chi ha lasciato il lavoro dopo e ha un un montante contributivo più basso. E senza considerare, aggiungiamo noi, che in molti casi ufficiali, dirigenti delle Forze dell’ordine e dirigenti pubblici sono stati mandati d’imperio in pensione all’età canonica di allora (65 anni), e verrebbero penalizzati perché l’età del calcolo astruso indicato nella pdl sarebbe invece superiore. Aggiungono infatti i tecnici della camera: «Il meccanismo di rideterminazione introdotto, legando il ricalcolo all’età posseduta al momento del pensionamento, non considera le ’età contributiva a dei soggetti interessati e le differenze che possono sussistere tra singole situazioni contributive a parità di età» .

Ma ci sono altre segnalazioni interessanti portate all’attenzione della Camera, quale ad esempio, in merito all’art1, comma 1: « Si segnala che il testo prevede la rideterminazione dei trattamenti pensionistici solamente per i lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria ed alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della stessa, e della Gestione separata INPS, non ricomprendendo quindi altre forme previdenziali (quali ad es. gli iscritti alle casse professionali)».

Altra osservazione che sottolinea un vulnus della Pdl: «La proposta in esame, pertanto, configura una revisione che prende in considerazione solo i coefficienti di trasformazione legati all’età posseduta al momento del pensionamento, a prescindere da un effettivo ricalcolo contributivo. Inoltre, la proposta non distingue tra chi è andato in pensione (di anzianità) per scelta volontaria e chi è andato in pensione (di vecchiaia) per raggiunti limiti di età».

Per quanto riguarda infine i ricalcoli effettuati con la nuova metodologia i tecnici precisano più volte che: «Al riguardo, appare opportuno un chiarimento in ordine alla metodologia seguita per la rideterminazione della quota retributiva della pensione, sia con riferimento alla costruzione della Tabella A allegata al provvedimento, sia all’individuazione delle tabelle di riferimento dei coefficienti di trasformazione da utilizzare per la rideterminazione».
Un’osservazione poi sottolinea l’incompetenza e il dilettantismo del nuovo legislatore giallo-verde: «l’articolo 1, nel definire l’ambito applicativo della rideterminazione dei trattamenti pensionistici, prevede che la stessa avvenga attraverso il ricalcolo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro mensili (netti); al comma 1 invece, il meccanismo di rideterminazione opera per le pensioni pari o superiori a 90.000 euro lordi annui». E inoltre: «In riferimento al meccanismo di rideterminazione, si segnala la diversa formulazione del comma 1 in esame, il quale, a base dello stesso, fa riferimento ai “trattamenti pensionistici pari o superiori a 90.000 lordi annui”, rispetto al successivo comma 5, il quale, in caso di titolarità di più pensioni, dispone che la rideterminazione vada applicata alle quote retributive del reddito pensionistico complessivo lordo superiore a 90.000 euro annui».

Insomma una bocciatira clamorosa e una patente d’incompetenza e superficialità affibbiata implicitamente ai supponenti aspiranti legislatori di M5S e della lega, supportati dal solito Boeri. I risultati sono evidenti: i tecici della Camera non lo dicono esplicitamente per carità di patria, ma il testo è palesemente incostituzionale.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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