La nota dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti

Fisco: la pace voluta dal governo rischia un flop, resta fuori l’85% delle cartelle

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Fisco

ROMA – Se la pace fiscale voluta dal Governo si applicasse solo in favore di chi non ha pagato, ma ha dichiarato il proprio debito di imposta all’Erario, gli importi iscritti a ruolo nelle cartelle non supererebbero il 15%. A denunziarlo il Consiglio nazionale dei commercialisti, ricordando come nella Relazione allegata alla Nota di Aggiornamento al Def si legge che, nella media del periodo 2011-2016 il gap complessivo relativo all’Irpef da lavoro autonomo, Ires, Iva, Irap, locazioni e canone Rai ammonta a circa 86,4 miliardi di euro: di questi, 13,2 miliardi sono ascrivibili alla componente dovuta ad omessi versamenti ed errori nel compilare le dichiarazioni, mentre il gap da omessa
dichiarazione ammonta a circa 73,2 miliardi. Perciò, il 15,3% dell’evasione è di chi dichiara, e poi non paga il restante
84,7% deriva da dichiarazione infedele o omessa».

I commercialisti, inoltre, tengono a sottolineare come la traduzione pratica della linea politica pace fiscale solo per chi non ha pagato, ma ha dichiarato comporterebbe l’esclusione di tutte le cartelle esattoriali che sono state emesse dall’Amministrazione finanziaria, non già sulla base della mera liquidazione della dichiarazione presentata dal contribuente e dal riscontro della mancata effettuazione dei versamenti dovuti in forza degli importi a debito ivi evidenziati dal contribuente medesimo (che, appunto, dichiara e poi non paga), bensì sulla base di un’attività di
accertamento dell’Amministrazione finanziaria che, mediante verifiche, ispezioni, accessi o incroci di dati, ha fatto
emergere un debito, o un maggior debito di imposta che il contribuente non aveva evidenziato, in tutto o in parte, nella propria dichiarazione». Per il presidente nazionale dei professionisti Massimo Miani «non v’è dubbio che un’ipotesi di saldo e stralcio che riguardasse anche gli importi dovuti a titolo di imposta, e che si applicasse indistintamente su tutte le cartelle sarebbe un classico condono, ma è d’altro canto evidente che un provvedimento limitato alle sole cartelle emesse sulla base della liquidazione della dichiarazione presentata dal contribuente, con esclusione di quelle emesse a seguito di accertamento di una maggiore imposta da parte dell’Amministrazione finanziaria, avrebbe una portata estremamente limitata», si chiude la nota.

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