I rilievi di FI, PD, FdI Leu sono tutti centrati sullo stesso argomento

Pensioni d’oro: Pdl gialloverde, giuste osservazioni delle opposizioni in Commissione lavoro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

In un articolo datato (agosto), ma sempre attuale, visto che la situazione da allora non è cambiata, il giornale on line Giornalisti no Prelievo, ha riportato vari interventi, in Commissione Lavoro, di rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione sulla Pdl Molinari – D’Uva sul taglio delle pensioni d’oro.
Tutti i rappresentanti dell’opposizione, giustamente, hanno rilevato le contraddizioni emerse nell’illustrazione della Pdl da parte della relatrice di maggioranza, visto che nel testo di legge si parla di ricalcolo degli assegni secondo il metodo contributivo, mentre all’interno del provvedienmto si utilizza tutt’altra metodologia, facendo ricorso a un taglio determinato sulla base dell’età di accesso al pensionamento e non sui contributi versati. Un autentico autogoal di Lega e Pentastellati.
Rina DE LORENZO (M5S), relatrice, rileva che la proposta di legge n. 1071, che consta di sette articoli, prevede, all’articolo 1, il ricalcolo secondo il metodo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro mensili, pari a un complessivo trattamento pensionistico lordo di 90.000 euro. In particolare, il comma 1 prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2019, il ricalcolo dei trattamenti pensionistici di importo pari o superiore a tale limite, liquidati a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria, mediante la riduzione delle quote retributive alla risultante del rapporto tra il coefficiente di trasformazione relativo all’età dell’assicurato al momento del pensionamento e il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia. In altre parole, più l’accesso al pensionamento è precoce, maggiore sarà la penalizzazione da applicare.
Come si vede poche idee ma confuse, si parte da un assunto per poi cercare di realizzarlo con tutt’altre modalità, sconfessando quindi la premessa. Ma non potevano accorgersene prima? Infatti le opposizioni partono all’attacco sottolineando questa evidente contraddizione.
Guglielmo Epifani (Leu) Contesta il fatto che la proposta di legge introduca un nuovo sistema di calcolo del trattamento pensionistico. Infatti, il taglio è determinato sulla base dell’età di accesso al pensionamento e non sui contributi versati. Spingendo al limite il ragionamento, osserva che se tale metodologia fosse applicata indistintamente a tutte le pensioni totalmente o parzialmente calcolate con il sistema retributivo, sarebbero colpiti soprattutto coloro che percepiscono le pensioni più basse, ad esempio coloro che sono andati in pensione relativamente presto avendo svolto attività pesanti.
Deborah Serracchiani (Pd) Non mette in dubbio la buona fede dei colleghi della maggioranza, ma afferma che non è possibile parlare di montante contributivo se poi questo non ha riscontro nel testo della proposta, imperniata invece sull’età dell’accesso al pensionamento. L’attuale testo si presta alla presentazione di una valanga di ricorsi e rende plausibile il pericolo di incidere in futuro anche su altre categorie di pensionati.
Carlo Fatuzzo (FI) osserva, poi, che la Corte costituzionale ha stabilito il principio in base al quale il trattamento pensionistico non può essere ridotto, anche se alla fine della carriera il lavoratore ha percepito stipendi significativamente più bassi. Ecco perché si è stabilito il principio della sterilizzazione dei contributi versati alla fine della carriera sulla base di retribuzioni ridotte. Intende, quindi, ricordare ai colleghi della maggioranza che, come sancito ancora dalla Corte costituzionale, la pensione è una retribuzione differita. Pertanto, la pensione goduta è il frutto del «sudore della fronte» del lavoratore e ridurla in modo arbitrario non è giusto, perché taglia ogni legame tra la pensione e il lavoro svolto.
Paolo ZANGRILLO (FI) esprime il proprio disappunto nel constatare che la maggioranza continua a presentare in modo ingannevole il contenuto della sua proposta. Segnala, a tale proposito, il recente intervento del Ministro Di Maio in una popolare trasmissione televisiva, in cui si è lasciato andare a parole offensive nei confronti di chi è andato in pensione secondo quanto disposto dalle leggi vigenti, utilizzando addirittura l’appellativo di «farabutto». Invita, quindi, la maggioranza a porre fine a tale inganno e a fornire i dati necessari a capire la reale portata della sua proposta.
Walter RIZZETTO (FdI) osserva che ciò che affermano i colleghi della maggioranza non trova riscontro nella loro proposta di legge n. 1071. Infatti, la penalizzazione in base all’età di accesso al pensionamento non ha niente a che vedere con l’ammontare dei contributi versati e spiace sentire il collega Tripiedi, che ha una legislatura alle spalle trascorsa in Commissione lavoro, perseverare in tale confusione. Si tratta, pertanto, di proclami mediatici, legittimi ovviamente, ma legiferare, a suo avviso, è cosa diversa. Esorta, quindi, i colleghi della maggioranza a fermarsi e a riflettere meglio.
Quest’ultima affermazione ci trova pienamente d’accordo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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