Reggio Emilia: condannato per ‘ndrangheta tiene in ostaggio quattro dipendenti delle poste. Vuole parlare con Salvini
REGGIO EMILIA – Emergenza e forze dell’ordine schierate a Pieve Modolena, frazione a nord di Reggio Emilia dove dalle 9 di stamattina Francesco Amato tiene in ostaggio direttrice e dipendenti dell’ufficio postale. Condannato in primo grado l’altro giorno a 19 anni nel quadro del maxiprocesso Aemilia contro la ’ndrangheta e resosi irreperibile, l’uomo è entrato nell’ufficio armato di un coltello da cucina lungo una trentina di centimetri qualificandosi per quello che è, un condannato appunto, poi ha fatto uscire i clienti tenendo il personale sotto minaccia.
Quattro dipendenti e la direttrice sono rimasti così per ore, mentre il malvivente – 55enne di origini sinti, colpevole di estorsioni nell’ambito dell’inchiesta Aemilia, manovalanza al servizio dell’organizzazione – chiedeva di poter parlare prima col ministro della difesa Trenta e Poi con quello dell’interno Salvini.
Alle 12 ha lasciato uscire una dei dipendenti, Annalisa Caluzzi, 54 anni, che si era sentita male per la paura ed era svenuta: “Ho potuto parlare con mia madre fin dall’inizio – racconta il figlio, Davide De Angelis -. Mi diceva che l’uomo era calmo e che non le avrebbe fatto del male, poi più tardi è svenuta e lui l’ha fatta uscire”.
Fuori dall’ufficio postale sono presenti in gran numero carabinieri e reparti speciali del Gis che hanno transennato e chiuso al traffico la via Emilia in entrambe le direzioni. Sono in corso trattative e le forze dell’ordine valutano il da farsi.