Giornata cruciale

Manovra: oggi la lettera all’Ue. Allarme per i tagli alle pensioni. Alle 20 consiglio dei ministri

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Top News

Il presidente del Consiglio, Conte, con il ministro Tria

ROMA – E’ arrivato il giorno del giudizio: attesa per oggi, 13 novembre, la lettera sulla manovra in risposta all’Ue.  Alle 20 è anche stato convocato un Consiglio dei ministri che potrebbe essere anticipato da un vertice con Conte, i vicepremier e il titolare del Tesoro. Intanto i pilastri fondamentali della manovra non cambiano, sono tornati ad affermare ieri Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ma in Parlamento intanto sono sfilate le principali istituzioni in audizione e senza eccezione hanno puntato il dito sulle stime di crescita ritenute eccessivamente ottimistiche. Anche perché secondo l’Ufficio parlamentare del bilancio, ed anche Confindustria, una delle misure chiave come la riforma della legge Fornero sulle pensioni darà risultati lontani dalle aspettative. Critiche a cui si aggiunge la voce dei vescovi, che invitano a stare all’erta per salvaguardare il risparmio delle famiglie e la vita delle imprese. Con le nuove regole previdenziali, è l’allarme dei tecnici del Parlamento, l’assegno che si intascherà sarà più leggero: la sforbiciata oscillerebbe dal 5 al 30 per cento.

TAGLI – Dunque, si potrebbe arrivare a prendere fino ad un terzo in meno se si decide di anticipare di 4 anni l’uscita. Il sottosegretario al lavoro, leghista, Claudio Durigon difende però l’operazione assicurando che non ci saranno tagli: “chi uscirà con quota 100 – assicura – avrà una rata pensionistica basata sugli effettivi anni di contributi e non anche sugli anni non lavorati”. Ma proprio il rischio di intascare una pensione più light potrebbe far sì che molti vi rinuncino: una conseguenza nei fatti da auspicare, perché altrimenti – evidenzia sottolineando il paradosso il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro – salterebbero i conti.

SPESA – La platea potenziale per il 2019 sarebbe di 437.000 contribuenti attivi e quindi se uscissero tutti si registrerebbe un aumento di spesa lorda per 13 miliardi. Il doppio di quanto quantificato dal governo. Traballa anche, osserva questa volta il presidente degli imprenditori Vincenzo Boccia, il ragionamento per cui la nuova riforma previdenziale garantirebbe il turn over e quindi l’occupazione giovanile: difficile che i benefici siano automatici. E non appare più semplice la messa a punto dell’altra norma-cardine della legge di bilancio: le difficoltà dell’attuazione del reddito di cittadinanza spaventano anche un sottosegretario e esponente pentastellato come Stefano Buffagni: «Una misura fondamentale ma deve essere equilibrata», dice. Nonostante il governo sembri allontanarsi di nuovo dall’idea di rivedere il quadro macro, insieme all’Upb anche l’Istat, Corte dei Conti e Abi mettono in guardia gli alleati giallo-verdi dal rischio di dover rifare i conti a breve. «Un mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica in modo marginale per il 2018 – dice l’Istituto nazionale di statistica – ma in misura più tangibile per gli anni successivi». Che d’altro canto lo scenario economico si sia deteriorato rispetto alle previsioni di appena qualche tempo fa, lo ha riconosciuto lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria, che – secondo quanto viene riferito da esponenti di maggioranza – sarebbe stato tentato dal rivedere i dati del Pil incontrando però il muro della Lega e del M5S. La risposta a Bruxelles non è ancora stata messa nero su bianco ma lo sarà obbligatoriamente entro stasera, quando alle 20 è anche stato convocato un Consiglio dei ministri che potrebbe essere anticipato da un vertice con Conte, i vicepremier e il titolare del Tesoro.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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