L'astuzia del presidente sembra aver ragione dei rivoltosi

Macron apre ai gilet gialli promettendo riforme entro il 2035. Diminuisce la protesta

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

PARIGI – Dopo le cinque giornate che hanno sconvolto la Francia e le manifestazioni che hanno assediato Parigi e l’Eliseo, il Presidente Emmanuel Macron si è convinto (o meglio è stato costretto) a dialogare e a ricevere una delegazione dei gilet gialli, che hanno protestato contro il caro vita, il caro carburante, la pressione fiscale eccessiva. Ma lo ha fatto con astuzia, senza impegnarsi in promesse che non potrebbe mantenere immediatamente, rimandando il tutto a una data (2035) molto lontana dall’attuale. E sembra che i rivoltosi siano intenzionati a dare ascolto al presidente, anche perché sono state preannunciate alcune tappe intermedie significative.

Tra le misure più importanti annunciate dal Presidente la chiusura  di 14 dei 58 reattori nucleari esistenti nel paese entro il 2035. Sarà chiusa definitiva la più vecchia di tutte, la quarantenne Fassenheim, vicino al confine con la Germania. E la ministra dell’Ambiente tedesca ha espresso subito «gioia per la chiusura definitiva» della scomoda vicina. Le altre – in particolare le due più vicine all’Italia, Bugey (circa 200 chilometri dal Monte Bianco) e Tricastin (circa 300 chilometri da Ventimiglia) ridurranno la loro produzione. Nel 2022 chiuderanno anche le ultime centrali a carbone.

Nel frattempo si andrà avanti col piano delle energie rinnovabili. Gli investimenti passeranno dai 5 ai 7-8 miliardi l’anno con l’obiettivo di triplicare l’eolico e quintuplicare il fotovoltaico entro il 2030. Gli ecologisti sono delusi, Fassenheim dovrebbe chiudere nel 2020, non è il 2022 paventato, ma nemmeno la fine del 2018- 2019 che era stato promesso. Il sistema complessivo dovrebbe andare a regime, come detto, entro il 2035, quando Macron probabilmente non sarà più al potere.

Ai gilets jaunes Macron ha anche promesso un «nuovo sistema» d’inquadramento della carbon tax e re-transizione ecologica prevede la carbon tax: il governo potrà diminuire o eliminare la tassa carburante,  in caso d’impennata del  corso del petrolio. Ma la rivolta comincia a dare segni di stanchezza, ieri sono state contate solo 12mila giubbe gialle per le strade del Paese, erano 16mila due giorni fa e 300.000 all’apice (inizio) della protesta.a

Anche il premier francese, Edouard Philippe, si è detto pronto ad incontrare una delegazione di rappresentanti dei gilets-jaunes, ma ha affermato che il governo mantiene la rotta, leggi: non c’è nessuna possibilità che si pieghi alla richiesta dei manifestanti di ritirare l”aumento della tassa sul diesel dal primo gennaio.  Un portavoce del movimento aveva confermato ieri sera, al termine di un incontro con il ministro della Transizione Ecologica Francois De Rugy, la volontà di organizzare una nuova manifestazione a Parigi sabato prossimo sugli Champs-Elysées.

Ma sostanzialmente il presidente e il governo, attraverso un dialogo (finto?) mirano anche a questo, a tirare avanti finché la stanchezza e la delusione facciano lentamente sparire le proteste più violente. Vedremo gli sviluppi prossimi, sabato la nuova manifestazione sui Campi Elisi. Sarà la cartina di tornasole sullo stato di salute del movimento di protesta, che sembra scemare d’importanza e d’intensità. Successe così anche in Italia, dopo il 2008, con il movimento dei forconi, attivo in particolare nel Nord.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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