L'anniversario in un momento difficile per l'Ue

L’Euro compie 20 anni, e la Ue si accinge a estenderne il campo d’azione. Ma i sovranisti sono in agguato

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Sede della Bce

BRUXELLES – Nonostante attacchi, speculazioni e divisioni tra rigoristi e colombe, l’euro non solo resiste ma domani, 2 gennaio 2019,  compie 20 anni. La moneta unica europea, che molti davano per spacciata all’apice della crisi del debito sovrano tra il 2011 e il 2012, è oggi la valuta di 19 Paesi Ue utilizzata quotidianamente da 340 milioni di europei, e la seconda al mondo dopo il dollaro. «Oggi l’euro è più popolare che mai», sottolinea il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, perché sono proprio i cittadini dell’eurozona, nonostante populismi e movimenti anti-Ue, a restare tra i più accaniti sostenitori dell’euro, almeno 2 su 3 secondo l’Eurobarometro. Sebbene l’euro sia diventato un simbolo di unità e stabilità, come ha sottolineato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, la strada resta però irta di difficoltà. A partire dalla riforma a metà dell’eurozona, molto meno ambiziosa di quanto proposto dal presidente francese Emmanuel Macron: il lavoro non è ancora finito, ha ammonito il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

DELORS – I primi passi verso l’euro furono compiuti nel 1988 quando l’allora presidente della Commissione Ue Jacques Delors mise in piedi un comitato ad hoc i cui lavori gettarono le basi per il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 dopo duri negoziati e che costituì le fondamenta della moneta unica europea.
«Vent’anni dopo, sono convinto che quella fu la firma più importante che io abbia mai fatto», sottolinea Juncker, unico uomo politico ancora in attività che visse da protagonista quei momenti. A dimostrazione che non sempre sono i migliori che restano al potere per lungo tempo. Juncker, a suo dire, giocò un ruolo chiave per l’Italia: «Feci di tutto, nonostante le forti resistenze in alcuni stati membri, per avere l’Italia come membro dell’euro sin dall’inizio», ha ricordato alcuni mesi fa quando lo scontro con il governo italiano batteva il suo pieno, «ho sempre detto che non volevo saperne dell’euro se l’Italia non fosse stata ai blocchi di partenza».

BCE – Nel 1998 divenne operativa la Banca centrale europea e il primo gennaio 1999 venne lanciato l’euro come moneta ufficiale di 11 Paesi (Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia e Austria), a cui nel 2001 si agganciò la Grecia, piombata poi dopo 15 anni nella crisi più nera, questi i vantaggi dell’Euro. Il primo gennaio 2002 vennero messe in circolazione le prime banconote e monete in euro, e ritirate le valute nazionali. L’Italia accettò un tasso di conversione sfavorevole, che non ha certo avvantaggiato il Paese. Da allora si sono aggiunti all’eurozona Slovenia (2007), Cipro e Malta (2008), Slovacchia (2009) e poi, nonostante la crisi greca, Estonia (2011), Lettonia (2014) e Lituania (2015).

DRAGHI – Ora, sottolinea il presidente della Bce Mario Draghi, «c’è una generazione che non conosce altra moneta che l’euro: l’Eurotower ha dunque rispettato il suo mandato principale di mantenere la stabilità dei prezzi, ma ha anche contribuito al benessere».  Molti cittadini e associazioni denunciarono allora che l’Italia avesse subito inizialmente il sostanziale raddoppio o quasi dei prezzi di molti prodotti, con la conversione della Lira fissata quasi a quota 2.000. I Paesi che non hanno accettato di utilizzare l’euro non sono tra quelli economicamente meno prosperi, anzi. E la vicenda della Brexit non è stata certo causata dalla volontà di abbandonare una moneta che gli inglesi non hanno mai accettato, ma dalla volontà di non essere più legati a doppio filo a regole determinate altrove, che condizionano tutti gli Stati membri.

UE – Nonostante qualche opposizione, si vuole mantenere ancora per molto e a tutti i costi la moneta unica, ampliarne l’estensione e migliorarne il funzionamento, facendo convergere sempre più le economie dell’eurozona, colmando il divario tra i Paesi. «Il futuro è ancora in corso di scrittura, abbiamo una responsabilità storica» da non deludere, avverte Centeno. Vedremo gli sviluppi della vicenda, ma resta un certo scetticismo di fondo sui reali vantaggi che gli altri Paesi, diversi dalla Germania, hanno tratto o avranno per le loro economie. Senza dimenticare che i costi dell’unificazione tedesca, a suo tempo, li ha sostenuti e pagati in gran parte l’Europa. Molti ritengono che la Merkel e la Germania abbiano tratto da quest’operazione enormi vantaggi e nessun vantaggio. La zona euro per lei è stata proprio un buon affare, ma quasi solo per lei. Anche su questo aspetto della vicenda puntano i partiti cosiddetti sovranisti, che vorrebbero determinare un capovolgimento delle politiche europee in materia economica dopo le elezioni del maggio 2019, posto che riescano ad acquisire la maggioranza, cosa abbastanza difficile.

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Ezzelino da Montepulico

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