Ma presto sarà fuori con i benefici carcerari

Battisti espierà l’ergastolo. Estradizione diretta dalla Bolivia. Superato l’accordo (max30 anni) firmato col Brasile da Orlando (Pd)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

 

Mentre molti esponenti di sinistra esternano il loro (vero?) compiacimento per la cattura di Battisti e la sinistra estrema chiede con forza l’amnistia per chi è stato condannato all’ergastolo per omicidi efferati e non si è mai pentito, alla fine il Governo italiano è riuscito,con un escamotage, a superare un inghippo orchestrato da accordi precedenti fra governi di sinistra. Il ministro Bonafede annuncia infatti che «Battisti tornerà in Italia direttamente dalla Bolivia. In questo modo, l’ex terrorista sconterà la pena che gli è stata comminata dalla giustizia italiana: l’ergastolo!», on 30 anni come era stato anticipato in un primo tempo.

Sì perché si era scoperto che Battisti, se fosse stato estradato dal Brasile, non avrebbe scontato la pena che gli è stata inflitta dai tribunali italiani, ma al massimo 30 anni. Che non sono pochi, ma con le nostre leggi e l’interpretazione magnanima dei giudici potrebbero diventare molti meno e consentire all’ex terrorista di passare magari ai domiciliari al mare il resto della pena o essere eletto in Parlamento in partiti della sinistra. Come è accaduto in passato, ad esempio, a Sergio d’Elia, condannato per concorso nell’omicidio dell’agente Fausto Dionisi.

L’ accordo in questione era stato stipulato tra Italia e Brasile nel 2017, quando ministro della Giustizia era Andrea Orlando (Pd). Lo ha spiegato ad HuffingtonPost Raffaele Piccirillo, ex direttore degli Affari di Giustizia del ministero; l’intesa siglata da due ministri di governi di sinistra non poteva non favorire l’ex terrorista rosso, e infatti prevede che, una volta estradato, a Battisti sarà applicata la pena massima prevista dall’ordinamento giuridico brasiliano, che non è l’ergastolo, bensì una reclusione di 30 anni. Questo è frutto della cosiddetta ‘condizione accettata’, concluso il 5 e 6 ottobre del 2017. L’autorità che doveva concedere l’estradizione, ossia il Brasile, ha apposto questa condizione e il ministro della Giustizia l’ha accettata. Ovviamente si tratta di accordi raggiunti fra governi progressisti, come quelli che prima hanno consentito la latitanza quasi secolare dell’ex terrorista e che poi hanno gettato le basi perché, se mai si fosse riusciti a farlo rientrare in Italia, potesse godere di tutte la facilitazioni concesse dal nostro ordinamento.

Non potevano certo prevedere che, nel breve giro di poco più di un anno, il regime iniziato da Lula in Brasile sarebbe stato spazzato via da Bolsonaro e che in Italia ci sarebbe stato un governo poco propenso a concordare favori a ex terroristi rossi, soprattutto se condannati per assassini ammantati da un velo politico di estrema sinistra. Tanto che con un colpo di coda ha spazzato via anche l’ultimo trabocchetto messo in piedi da due governi di sinistra.

Quello che in 37 anni non hanno potuto i governi precedenti (nemmeno Berlusconi), grazie all’opposizione prima della gauche caviar francese, poi del presidente Lula, hanno in poco tempo ottenuto i deprecati (dalla sinistra) Bolsonaro e Salvini.  Che si congratulano vicendevolmente, anche se qualcuno cerca ovviamente di sminuire la portata di quest’evento,ed invece dovrebbe fare mea culpa.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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