Empoli, morto durante controllo: inchiesta a carico di ignoti. I sindacati di polizia: «Serve il Taser»
FIRENZE – E’ stato aperto a carico di ignoti il fascicolo della Procura di Firenze per la morte del 31enne tunisino, Arafet Arfaoui, deceduto ieri pomeriggio per un malore in un money transfer di Empoli, durante l’intervento di polizia e 118. Domani, sabato 19 gennaio, la pm Christine Von Borries, titolare dell’inchiesta, affiderà l’incarico per l’autopsia. La scena del controllo sarebbe stata ripresa dalle telecamere di sicurezza installate nel locale. Continuano intanto gli interrogatori del personale intervenuto. Gli inquirenti starebbero inoltre eseguendo accertamenti per verificare la tempestività e l’appropriatezza delle cure ricevute dal 31enne da parte dei sanitari quando è stato colto da malore. In base a quanto si apprende, in quel momento la dottoressa del 118 era già presente sul posto.
A contattare il 118 erano stati poco prima i poliziotti, affinché si valutasse l’opportunità e la possibilità di sedare il tunisino, che continuava a dare in escandescenze.
Nel corso del controllo, l’uomo si sarebbe scagliato contro i quattro agenti intervenuti per calmarlo, anche mordendoli. Per
immobilizzarlo i poliziotti lo avrebbero ammanettato e gli avrebbero bloccato i piedi con una corda, che sarebbe stata legata in maniera da non costringerlo, lasciandogli un minimo spazio di movimento.
SAP – «Torniamo ancora una volta a ribadire quanto sia essenziale la dotazione di taser e telecamere per gli uomini in divisa operativi su strada. Sono strumenti necessari per la tutela e la trasparenza». Così Stefano Paoloni, Segretario generale del sindacato autonomo di polizia (Sap), commentando la notizia del tunisino morto ieri sera a Empoli. «Con il taser, soggetti che danno in escandescenze, possono essere bloccati evitando il contatto fisico. Con questo strumento non letale, che chiediamo a gran voce, si tutela sia
il poliziotto che il fermato – continua Paoloni in una nota -. Le telecamere sono altrettanto importanti, perché dissipano ogni
dubbio sulla genuinità dell”intervento, fungendo da testimonianza importantissima, soprattutto in casi come questo, dove si registra un tragico epilogo. Un altro aspetto importante – conclude il segretario del Sap – è la natura dell’intervento. Quando viene allertato il
personale medico a causa dello stato di alterazione del soggetto, l’intervento non deve essere più di polizia, ma di natura sanitaria, in cui gli agenti devono essere deputati a fornire semplicemente ausilio e supporto. Ci auguriamo che sia fatta quanto prima chiarezza sull’accaduto e che nessuno strumentalizzi la vicenda, come avvenuto in passato in casi analoghi».
ANFP – «La tragica morte di un tunisino durante un controllo di polizia si sta trasformando, come spesso accade in questo Paese, in una occasione per schierarsi pro o contro qualcuno. Abbiamo contezza che il fatto è accaduto alla presenza di numerosi testimoni e che ci sono al vaglio della magistratura le riprese di telecamere presenti nelle vicinanze del luogo dove l’uomo è morto. Al momento non è stata riscontrata alcuna condotta non professionale da parte dei due agenti intervenuti per garantire sicurezza a chi ne aveva richiesto l’intervento perché minacciato ed aggredito da persona descritta in forte stato di agitazione psico motoria». Così Girolamo Lacquaniti, portavoce dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, commenta la morte del tunisino avvenuta ad Empoli durante un
controllo a richiesta di un cittadino. «Ci risulta anche – spiega Lacquaniti – che nell’immediatezza sia stato richiesto l’intervento del 118, per valutare un intervento sanitario finalizzato a sedare il soggetto. Come associazione Funzionari di Polizia crediamo quindi che tutti gli accertamenti previsti per legge da parte dell’Autorità Giudiziaria debbano potersi svolgere in un clima di rispetto per i magistrati competenti senza che un caso, certamente tragico, si trasformi di un pretesto per scatenare faziosità che non fanno bene a nessuno. La Polizia di Stato italiana – ricorda il portavoce dell’Anfp – vanta, a tutti i livelli, professionalità eccellenti. Proprio per questo non abbiamo alcun timore sul fatto che vengano esperite tutte le necessarie attività per accertare quanto accaduto. Quello che riteniamo invece non accettabile è l’automatico e non documentato accostamento che alcuni soggetti tentano di fare tra forze dell’ordine e ricorso gratuito alla violenza. Questo Paese – conclude – non ha bisogno di ultras della cronaca ma di trasparenza e fiducia nel lavoro di istituzioni che lavorano per il bene della collettività ed al lavoro della Magistratura, la cui autonomia garantisce imparzialità di giudizio. Noi poliziotti siamo sereni, speriamo lo siano anche tutti gli altri, specie se hanno ruoli di responsabilità».
FSP – Fiducia negli agenti intervenuti ieri sera a Empoli (Firenze) per bloccare il 31enne tunisino morto poi per un infarto, «perché condividiamo la consapevolezza della correttezza e della professionalità dei colleghi». Lo dice Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp
polizia di Stato, Federazione sindacale di polizia che ha espresso questi sentimenti di fiducia anche al dirigente del Commissariato di Empoli, Francesco Zunino, anche lui convinto, che i suoi uomini siano persone perbene, e poliziotti dalla grande preparazione. Aspettiamo quindi con totale serenità che investigatori e magistratura facciano il proprio lavoro. «I poliziotti italiani sono un modello per l’intera Europa e sono certamente i più preparati al mondo a gestire le situazioni limitando al minimo l’utilizzo della forza, a costo di pagarne le conseguenze sulla propria pelle, come purtroppo è accaduto molto spesso. Eppure – aggiunge Mazzetti – temiamo che adesso parta la solita campagna di delegittimazione della divisa da parte di coloro i quali quasi attendono con ansia vicende del genere pur di poter crocifiggere chi appartiene alle Forze dell’ordine. Quel che va detto, invece, è che i poliziotti non sono medici, non possono essere lasciati da soli di fronte a situazioni in cui è palese la necessità di una gestione da parte di personale sanitario. Senza contare, poi, che ancora migliaia di poliziotti non possono contare su strumenti indispensabili a svolgere ancor meglio il proprio lavoro», conclude il segretario di Fsp, auspicando l’arrivo di taser, spray urticanti, telecamere, microfoni per le comunicazioni fra squadre e tutto quanto è indispensabile.
