Terrorismo: Frontex vigilare sul pericolo di rientro dei foreign fighters

BRUXELLES – Nell’ambito dell’Unione Europea la collaborazione tra le autorità nazionali e Frontex è stata intensificata, per affrontare e gestire il possibile ritorno dalla  Siria e dall’Iraq dei foreign fighters, i cittadini europei che sono  andati in Medio Oriente a combattere, nelle file del Daesh o di altre  organizzazioni terroristiche. Lo ha spiegato il direttore di Frontex  Fabrice Leggeri, incontrando la stampa a Bruxelles. La questione del  ritorno dei foreign figthers, ha aggiunto Leggeri, non è certo «una  sorpresa: la gestione delle frontiere non si limita alle questioni  migratorie. Ci sono alcuni problemi di sicurezza, come il crimine transfrontaliero e il terrorismo. Fa parte del normale lavoro delle guardie di frontiera far sì che questo tipo di minacce alla sicurezza siano rilevate ai confini esterni dell’Ue all’ingresso o all’uscita e poi le azioni più appropriate vengono prese dalle autorità competenti».

Leggeri ha spiegato di non poter dare alcun dato al riguardo, perché si tratta di materia molto sensibile. Però «abbiamo intensificato a
livello Ue la collaborazione tra le autorità nazionali e Frontex, nell’ambito del suo mandato, ha aumentato la consapevolezza della
comunità delle guardie di frontiera su questo tipo di minacce. La prima cosa da fare è controllare e gestire le frontiere. Bisogna
assicurare – ha sottolineato – che non ci siano ingressi non rilevati. La presenza di potenziali terroristi non si può escludere nei flussi irregolari di persone diretti verso l’Ue, ma neppure tra i viaggiatori regolari. E’ un problema che deve essere affrontato in generale», ha concluso

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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